Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)

Regole per una vita devota (di Platone, arcivescovo di Kostroma)

Forzati ad alzarti presto e a un'ora fissa. Appena ti svegli, rivolgi la tua mente a Dio: fai il Segno della Croce, e ringrazialo per la notte che è passata e per tutte le sue misericordie nei tuoi confronti. Chiedigli di guidare ogni tuo pensiero, sensazione e desiderio, in modo che tutto ciò che dici o che fai gli sia gradito.

Quando ti vesti ricorda la presenza del Signore e del tuo Angelo custode. Chiedi al Signore Gesù Cristo di ricoprirti con il manto di salvezza.


Papa Francesco dal Balcone il 13 Marzo 2013 Preghiamo insieme, nel nome del Signore morto e risorto, e per intercessione di Maria Santissima, perché il Mistero pasquale possa operare profondamente in noi e in questo nostro tempo, perché l’odio lasci il posto all’amore, la menzogna alla verità, la vendetta al perdono, la tristezza alla gioia. Piazza San Pietro - Lunedì dell'Angelo, 1-4-13

Padre Nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno e sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte.

Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen


Archivio:Catechesi Testo Integrale Udienze del Mercoledi'
Ultimo Inserimento: PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì, 23 Aprile 2014


Papa Francesco PREGHIERA DELLE CINQUE DITA - Vai al testo e Video





Il diavolo sicuramente Venerdì, 11 aprile 2014

«Il diavolo c’è anche nel ventunesimo secolo e noi dobbiamo imparare dal Vangelo come lottare» contro di lui per non cadere in trappola. Ma per farlo non bisogna essere «ingenui». E perciò si devono conoscere le sue strategie per le tentazioni che hanno sempre «tre caratteristiche»: cominciano piano, poi crescono per contagio e alla fine trovano il modo per giustificarsi. Papa Francesco ha messo in guardia dal ritenere che parlare del diavolo oggi sia roba «da antichi» e proprio su questo ha incentrato la sua meditazione nella messa celebrata venerdì 11 aprile nella cappella della Casa Santa Marta.
Il Pontefice ha parlato espressamente di «lotta». Del resto, ha spiegato, anche «la vita di Gesù è stata una lotta: lui è venuto per vincere il male, per vincere il principe di questo mondo, per vincere il demonio». Gesù ha lottato con il demonio che lo ha tentato tante volte e «ha sentito nella sua vita le tentazioni e anche le persecuzioni». Così «anche noi cristiani che vogliamo seguire Gesù, e che per mezzo del battesimo siamo proprio nella strada di Gesù, dobbiamo conoscere bene questa verità: anche noi siamo tentati, anche noi siamo oggetto dell’attacco del demonio». Questo avviene «perché lo spirito del male non vuole la nostra santità, non vuole la testimonianza cristiana, non vuole che noi siamo discepoli di Gesù».
Ma, si è chiesto il Papa, «come fa lo spirito del male per allontanarci dalla strada di Gesù con la sua tentazione?». La risposta a questo interrogativo è decisiva. «La tentazione del demonio — ha spiegato il Pontefice — ha tre caratteristiche e noi dobbiamo conoscerle per non cadere nelle trappole». Anzitutto «la tentazione incomincia lievemente ma cresce, sempre cresce». Poi «contagia un altro»: si «trasmette a un altro, cerca di essere comunitaria». E «alla fine, per tranquillizzare l’anima, si giustifica». Dunque le caratteristiche della tentazione si esprimono in tre parole: «cresce, contagia e si giustifica».
Lo si evince anche dalla «prima tentazione di Gesù» nel deserto, che «sembra quasi una seduzione. Il diavolo va lentamente» e dice a Gesù: «Ma perché non fai questo? Buttati dal tempio e risparmi trent’anni di vita, in un giorno tutti ti diranno: ecco il Messia!». È la stessa cosa «che ha fatto con Adamo ed Eva». Il diavolo dice loro: «Assaggiatela questa mela, è buona, darà saggezza!». Il diavolo segue la tattica della «seduzione»: parla «quasi come se fosse un maestro spirituale, come se fosse un consigliere».
Ma se «la tentazione viene respinta», poi «cresce e torna più forte». Gesù, ha spiegato il Papa, lo dice nel Vangelo di Luca e avverte che «quando il demonio è respinto, gira e cerca alcuni compagni e con questa banda torna». Ed ecco che «la tentazione è più forte, cresce. Ma cresce anche coinvolgendo altri». È proprio quello che è successo con Gesù, come racconta il passo evangelico di Giovanni (10, 31-42) proposto dalla liturgia. «Il demonio — ha affermato il Pontefice — coinvolge questi nemici di Gesù che, a questo punto, parlano con lui con le pietre nelle mani», pronti a ucciderlo. E qui «si vede chiarissima la forza di questa crescita» per contagio della tentazione. Così «quello che sembrava un filo d’acqua, un piccolo filo d’acqua tranquillo, diviene una marea, un fiume forte che ti porta avanti». Perché, appunto, la tentazione «cresce sempre e contagia».
La terza caratteristica della tentazione del demonio è che «alla fine si giustifica». Papa Francesco, in proposito, ha ricordato la reazione del popolo quando Gesù è tornato «per la prima volta a casa a Nazareth» e si è recato nella sinagoga. Prima tutti sono rimasti colpiti dalle sue parole, poi ecco subito la tentazione: «Ma costui non è il figlio di Giuseppe il falegname, e di Maria? Con quale autorità parla se non è mai andato all’università e non ha mai studiato?». Dunque hanno cercato di giustificare il loro proposito di «ucciderlo in quel momento, buttarlo già dal monte».
Anche nel brano di Giovanni gli interlocutori di Gesù vogliono ucciderlo, tanto che «hanno le pietre nelle mani e discutono con lui». Così «la tentazione ha coinvolto tutti contro Gesù»; e tutti «si giustificano» per questo. Per Papa Francesco «il punto più alto, più forte della giustificazione è quello del sacerdote» che dice: «Ma finiamola, voi non capite niente! Non sapete che è meglio che un uomo muoia per il popolo? Deve morire per salvare il popolo!». E tutti gli altri gli danno ragione: è «la giustificazione totale».
Anche noi, ha avvertito il Pontefice, «quando siamo tentati, andiamo su questa stessa strada. Abbiamo una tentazione che cresce e contagia un altro». Basta pensare alle chiacchiere: se abbiamo «un po’ di invidia per quella persona o per l’altra», non la teniamo dentro ma finiamo per condividerla, parlandone male in giro. È così che la chiacchiera «cerca di crescere e contagia un altro e un altro ancora...». Proprio «questo è il meccanismo delle chiacchiere e tutti noi siamo stati tentati di fare chiacchiere» ha riconosciuto il Papa, confidando: «Anche io sono stato tentato di chiacchierare! È una tentazione quotidiana», che «comincia così, soavemente, come il filo d’acqua».
Ecco perché, ha affermato ancora il Pontefice, si deve stare «attenti quando nel nostro cuore sentiamo qualcosa che finirà per distruggere le persone, distruggere la fama, distruggere la nostra vita, portandoci alla mondanità, al peccato». Si deve stare «attenti — ha aggiunto — perché se non fermiamo a tempo quel filo d’acqua, quando cresce e contagia sarà un marea tale che porterà a giustificarci del male»; proprio «come si sono giustificate queste persone» presentate nel Vangelo, che sono arrivate a dire di Gesù: «È meglio che muoia un uomo per il popolo».
«Tutti siamo tentati — ha affermato il Pontefice — perché la legge della nostra vita spirituale, della nostra vita cristiana, è una lotta». E lo è in conseguenza del fatto che «il principe di questo mondo non vuole la nostra santità, non vuole che noi seguiamo Cristo».
Certo, ha concluso il Papa, «qualcuno di voi — forse, non so — può dire: ma padre, che antico è lei, parlare del diavolo nel secolo ventunesimo!» Ma, ha ribadito «guardate che il diavolo c’è! Il diavolo c’è anche nel secolo ventunesimo. E non dobbiamo essere ingenui. Dobbiamo imparare dal Vangelo come fare la lotta contro di lui».


(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.084, Sab. 12/04/2014)






Pellegrino Russo Un piccolissimo Aiuto per la Preghiera del Cuore o Preghiera di Gesù - Preghiera Esicasta - Signore, Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore (o peccatrice) Di: Maurizio Guidato - Inserimento del 23 Aprile 2014

O Signore Gesù Cristo del mio cuore vieni e uniscimi a Te per sempre.

La Pace - Maurizio Guidato

Entra Archivio Vangelo e Commento di Ogni Giorno Il Vangelo di Ogni Giorno con il Commento

Mercoledì 23 aprile 2014
Vangelo secondo Luca (24,13-35)

Ascolta

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.


Medita

Il rientro da Gerusalemme a Emmaus segna per i due discepoli la fine di un progetto e di una speranza: un uomo potente in parole e opere, Gesù il Nazareno, avrebbe potuto liberare Israele, ma le cose hanno preso un'altra piega e tutto è finito. Gesù si accosta a quel camminare disilluso, e per prima cosa ascolta quello che trabocca dal cuore dei due viandanti: l'amarezza per l'esito della vicenda del Cristo, la perplessità per la questione della sparizione del corpo e della visione di angeli riferita dalle donne. Poi spiega loro come tutto ciò che li rende tristi e sconvolti fa parte in realtà di una storia d'amore che nasce lontano e che trova il suo momento più alto proprio là dove tutti vedono fallimento e rovina.
È lungo il cammino che i discepoli ricevono la predicazione che apre loro gli occhi sulle vicende che stanno vivendo. Anche senza riconoscere Gesù, si sentono abitati da una nuova speranza, e come infiammati da una nuova vita. Così dobbiamo credere che sia per tutti i discepoli: è proprio nelle giornate più “normali”, là dove la quotidianità sembra aver ragione di ogni entusiasmo, che si compie la nostra evangelizzazione, quando ai compagni di viaggio che vediamo si aggiunge l'Ospite che non vediamo, ma che è capace di parlare al nostro cuore.
Sarà poi nella celebrazione del pane spezzato che lo riconosceremo e renderemo lode, proclamando la gioia di avere incontrato il Cristo là dove mai ci saremmo aspettati di vederlo. Ma quando imploreremo “Resta con noi perché si fa sera” lui sparirà dalla nostra vista, per rimanere con noi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” nelle sembianze dei compagni incontrati sul cammino.


Per Riflettere

Dio che ci accompagna nella vita perché possiamo viverla in pienezza, sia a livello personale che comunitario. Cosa possiamo fare per scoprire le tracce del Cristo che cammina con noi?



Indice Vangelo e Commento del Mese di APRILE:



L' Eucaristia Comunione con Cristo e Tra Noi - 23 Aprile 2014


Beato chi cammina nella legge del Signore.

O Spirito Santo, Gesù ha rivelato che Tu sarai il nostro Consolatore ogni giorno. Vieni, Spirito Santo! Vieni e vinci ogni paura dentro di noi, rendici felici di credere, di sperare e di amare. Metti entusiasmo nella nostra vita, mitezza e serenità nel nostro cuore.

p. Luca Zanchi


I DIECI COMANDAMENTI Vivere nella libertà di Dio I DIECI COMANDAMENTI



NOVENA DELLE ROSE

NOVENA DELLE ROSE
“Questa novena, se recitata con fede, è una preghiera molto efficace
per ottenere una grazia importante”.


Santissima Trinità Padre, Figlio e Spirito Santo io Vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l'anima della Vostra serva Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo, Dottore della Chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra e, per i meriti di questa Vostra Santa Serva, concedetemi la grazia che ardentemente desidero: ... indicare la grazia richiesta .... se è conforme alla Vostra Santa Volontà e per il bene della mia anima.



Aiutate la mia fede e la mia speranza , o Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo; realizzate ancora una volta la Vostra promessa di passare il vostro Cielo a fare del bene sulla terra, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ottenere.
Amen

Si recitano a seguito 24 "Gloria al Padre..." in ringraziamento a Dio per i doni concessi a Teresina nei 24 anni della sua vita terrena.

Ad ogni “Gloria”segue l’invocazione:
“Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo, prega per noi”.
 

Preghiere della moltiplicazione o Novena delle 33 Giaculatorie

Preghiere della moltiplicazione o Novena delle 33 Giaculatorie

Sono 33 giaculatorie da pregare ognuna per 33 volte in onore dei 33 anni di vita del Signore. Come Gesù, nella sua Misericordia , quando ci fu bisogno di pane, moltiplicò il pane, ora, che c'è bisogno di preghiera, perché il male dilaga, moltiplicherà anche la potenza della preghiera, se fatta con fede.

Le novene di giaculatorie si sono rivelate particolarmente efficaci per ottenere qualsiasi grazia, purché conveniente per l’anima.

Segue Cliccami: Preghiere della moltiplicazione o Novena delle 33 Giaculatorie

Novena alla Madonna che scioglie i nodi NOVENA A “MARIA CHE SCIOGLIE I NODI”

Come pregare la Novena:


Fare il segno della Croce. Recitare l’atto di contrizione. Chiedere perdono per i nostri peccati e, soprattutto, proporre di non commetterli mai più. Recitare le prime tre decine del Rosario. Leggere la meditazione propria di ogni giorno della novena (dal primo al nono giorno). Poi recitare le due ultime decine del Rosario. Finire con la Preghiera a Maria che scioglie i nodi.
Segue Cliccami: NOVENA A “MARIA CHE SCIOGLIE I NODI”

Novena alla Divina Misericordia


La Novena alla Divina Misericordia

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Primo Giorno (Venerdì Santo)

Meditare su Gesù Crocifisso e sul valore delle anime (costano tutto il sangue di Gesù....)

Parole di nostro Signore: "Oggi portami l’umanità intera, specialmente tutti i peccatori, ed immergili nell’oceano della mia Misericordia. Così tu addolcirai la mia amarezza per la perdita delle anime".

Chiediamo misericordia per l’umanità intera.

Misericordioso Gesù, poiché tua prerogativa è d’aver compassione di noi e di perdonarci, non guardare i nostri peccati, ma alla fiducia che nutriamo nella tua infinita bontà. Ricevi tutti nel tuo Cuore compassionevole e non respingere mai nessuno. Te lo chiediamo per l’amore che ti unisce al Padre ed allo Spirito santo.

Pater... Ave... Gloria...

Eterno Padre, volgi il tuo sguardo di Misericordia sull’umanità intera, specialmente sui peccatori, la cui unica speranza è il Cuore pietoso di tuo Figlio. Per la sua dolorosa Passione, dimostra la tua Misericordia, affinché noi possiamo insieme eternamente lodare la tua potenza. Amen.
Segue Cliccami: La Novena alla Divina Misericordia




Vedi Anche: NOVENA A “MARIA CHE SCIOGLIE I NODI” - 15 Orazioni di Santa Brigida - Novena a Santa Rita - Novena allo Spirito Santo - NOVENA A S. BENEDETTO DA NORCIA - Novena a Santa Lucia - NOVENA IN ONORE A SAN GIUDA TADDEO - Le sette offerte all'eterno padre - Novena alla Madonna del Carmine - Novena a Dio Padre - Supplica al Bambino Gesù di Praga - Novena per la Natività della B. V. Maria - Invocazione ai Tre Arcangeli - Novena a San Michele e ai 9 Cori degli Angeli - NOVENA A PADRE PIO - Novena a San Francesco d'Assisi - Corona Angelica - SUPPLICA Alla Beata Vergine Maria Immacolata Della Medaglia Miracolosa - Devozione al Santo Volto - Novena alle Sante Anime del Puragatorio - IL SANTO ROSARIO E LA BOMBA ATOMICA - Preghiere della moltiplicazione o Novena delle 33 Giaculatorie - Novena all’Immacolata concezione - Preghiera per Chiedere la Grazia della Devozione - Novena a Cristo Re - Novena alla Beata Vergine Maria di Loreto - Novena a Dio Padre Onnipotente - Novena di Natale - NOVENA A GESÙ BAMBINO DI PRAGA - Preghiere in Latino - Novena a San Giovanni Bosco - Novena e Preghiera a Nostra Signora di Lourdes - Novena a San Giuseppe - Novena a San Giuseppe Lavoratore - Scuola di umilta' - le regole - 15 Minuti Con Gesù - Novena alla Madonna del Rosario di Pompei - TREDICINA A SANT'ANTONIO DI PADOVA - Devozione delle Tre Ave Marie - Preghiera delle 5 Dita - Settenario al Preziosissimo Sangue - Novena alla Madonna del Carmine - Novena delle nove grazie (a San Michele Arcangelo) - Novena a S.Francesco d'Assisi - Novena alla B.V. Maria di Fatima - Novena alla Medaglia Miracolosa - Novena dell'immacolata - Novena alla Beata Vergine Maria di Loreto - Novena di Natale - Novena ai Santi Magi - Novena a San Francesco Saverio - Novena a San Giuseppe - La Via Crucis - La Novena alla Divina Misericordia - Coroncina alla Divina Misericordia - Novena alla Madonna del Rosario di Pompei - Triduo a Santa Gemma (dall'8 al 10 Aprile)


Indice Calendario Dei Santi:
Gennaio | Febbraio | Marzo | Aprile | Maggio | Giugno | Luglio | Agosto | Settembre | Ottobre | Novembre | Dicembre

Il Santo Del Calendario Di Oggi - 23 Aprile - S. Giorgio Martire.

Se di S. Giorgio possedessimo solo gli Atti del martirio e più esattamente la sua Passione (considerata apocrifa già dal Decreto Gelasiano del secolo VI), potremmo perfino e della sua esistenza storica. Tuttavia non si può cancellare con un tratto di penna una tradizione così universale: la Chiesa d'Oriente lo chiama «il grande martire» (mégalo-martire) e ogni calendario cristiano l'ha incluso nell'elenco dei santi. S. Giorgio, oltre ad avere dato il nome a città e a paesi, è stato proclamato patrono di città come Genova, di intere regioni spagnole, del Portogallo, della Lituania e dell'Inghilterra, con la solenne conferma, per quest'ultima, di papa Benedetto XIV.

Questo culto straordinario ha origini molto antiche giacché il suo sepolcro a Lidda, in Palestina, dove il martire venne decapitato all'inizio del IV secolo, era mèta di pellegrini già all'epoca delle crociate, quando il sultano Saladino vi fece abbattere la chiesa eretta in suo onore. L'immagine, a tutti nota, del coraggioso cavaliere che lotta contro il drago, diffusasi verso la fine del medioevo, trae origine dalla leggenda creatasi attorno a questo martire e riferita in vari modi dalle molte Passioni.
Narra tale leggenda che un orribile drago uscisse di tanto in tanto dal fondo di un lago e si appressasse alle mura della città recandovi la morte col suo pestifero alito. Per tenere lontano tanto flagello, le popolazioni del luogo offrivano al mostro giovani vittime, estratte a sorte. Un giorno toccò alla figlia del re offrirsi in pasto al drago. Il monarca, che nulla poté fare per evitare questa orribile sorte alla tenera figliola, l'accompagnò in lacrime alle rive del lago. La principessa pareva irrimediabilmente votata all'atroce fine, quando in suo aiuto accorse un coraggioso cavaliere proveniente dalla Cappadocia, Giorgio appunto.

Il prode guerriero sguainò la sua spada e ridusse il terrificante drago come un mite agnellino, che la giovanetta portò al guinzaglio dentro le mura della città, ormai inoffensivo, tra lo stupore di tutti gli abitanti che si serravano in casa spaventati. Il misterioso cavaliere li rassicurò, gridando loro di essere venuto a vincere il drago in nome di Cristo, perché si convertissero e fossero battezzati. Anche la gloriosa fine di questo martire ha lo stesso sapore di leggenda. Condannato a morte per aver rinnegato gli dèi dell'impero, i carnefici sperimentarono sul suo corpo i più atroci tormenti. Pareva fatto di ferro. Di fronte al suo invitto coraggio e alla sua fede si convertì la stessa moglie dell'imperatore. Molti cristiani, pavidi di fronte alle minacce dei carnefici, trovarono la forza di rendere testimonianza a Cristo con l'estremo olocausto della loro vita. Infine anche S. Giorgio piegò la testa sulla colonna e una spada tagliente pose fine alla sua ancor giovane vita.

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Inserimento del 23 Aprile 2014

L’uomo Gesù non ha causato la nostra salvezza una volta sola, nell’incontro reale col Dio assoluto, con la sua morte storica sulla croce e con le altre azioni ormai passate. Egli è ora e in eterno, nell’umanità creata in cui si è incarnato, l’apertura perenne della nostra finitezza al Dio vivente, infinito ed eterno.

Perciò nella sua umanità egli è la realtà creata che ci rappresenta anche negli atti di culto, in modo che il nostro atto religioso fondamentale rivolto a Dio non raggiunge la sua meta senza l’atto rivolto, implicitamente o esplicitamente, all’umanità di Cristo e attraverso di essa. Nell’eternità contempliamo il Padre solo attraverso Cristo e proprio così lo contempliamo immediatamente, perché la visione diretta di Dio non nega l’eterna mediazione di Cristo uomo.

Karl Rahner

Dettti dei Padri del Deserto Ogni Giorno con i Padri del Deserto
Inserimento del 23 Aprile 2014

Disse Amma Sarta:
“Se pregassi Dio affinché tutte le persone vengano ispirate da me, mi ritroverei a far penitenza davanti alla porta di ogni casa. Preferisco pregare affinché il mio cuore sia puro di fronte a tutti”.



Se vuoi salvarti l’anima e acquistare la vita eterna, scuotiti dal torpore, fatti il segno della croce e di’: «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen».

La fede non si ottiene con il pensiero, ma con l’azione. Non sono le parole e la speculazione che ci insegnano ciò che Dio è, ma l’esperienza. Per lasciar entrare l’aria fresca, bisogna aprire la finestra; per essere abbronzati, bisogna esporsi al sole. Per acquisire la fede, è la stessa cosa; come dicono i santi Padri, non si arriva alla meta standosene comodamente seduti ad aspettare. Imitiamo il figliol prodigo: «Partì e si incamminò verso suo padre» (Lc 15,20). Qualunque sia il peso e il numero delle catene che ti irretiscono alla terra, non è mai troppo tardi. Non senza motivo sta scritto che Abramo aveva settantacinque anni quando partì; e che gli operai dell’undecima ora ricevettero lo stesso salario di quelli che avevano lavorato fin dal mattino. E neanche è mai troppo presto. L’incendio di una foresta non può venire spento troppo presto. Vorresti vedere l’anima tua devastata e bruciata? Al battesimo, hai ricevuto l’ordine di ingaggiare un combattimento invisibile contro i nemici della tua anima. Mettiti all’opera. è già tanto tempo che te ne stai a tentennare. Sprofondato nella noncuranza e nella pigrizia, hai sperperato un tempo prezioso. Non ti rimane che ricominciare da capo, perché hai miseramente lasciato appannarsi la limpidezza ricevuta nel battesimo.

Mettiti dunque fin d’ora al lavoro, senza indugio. Non rimandare la tua decisione a questa sera né a domani, né a più tardi, «quando avrò terminato quello che ora ho da fare». Un ritardo può essere fatale. No. Adesso, nell’istante in cui formuli la decisione, devi dimostrare con gli atti che hai preso congedo dal tuo vecchio «io» e che incominci una nuova vita, per conseguire una nuova meta e per nuovi cammini. Alzati, dunque, arditamente e di’: «Signore, concedimi di incominciare adesso! Aiutami». Perché hai soprattutto bisogno dell’aiuto di Dio. Persevera nella tua decisione e non voltarti indietro. L’esempio della moglie di Lot ti serva di lezione: per aver guardato indietro fu cambiata in una colonna di sale (cf. Gen 19,26). Hai abbandonato l’uomo vecchio: non riprendere un tale straccio. Come Abramo, hai udito la voce del Signore dirti: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò» (Gen 12,1). È verso questo paese che devi ormai concentrare tutta la tua attenzione.

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La Notizia Cattolica in Evidenza Inserimento del 23 Aprile 2014 Tratto da AVVENIRE

«Roncalli e Wojtyla: santità coinvolgente»

Si è svolto in Sala stampa vaticana il primo dei numerosi "briefing" che, oggi a domenica, daranno notizie e approfondimenti sulla canonizzazione dei beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. «Una strada fatta di tappe», come ha spiegato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi.

L'incontro di oggi con la stampa internazionale è stato quello con i postulatori delle Cause di canonizzazione dei due beati: padre Giovangiuseppe Califano dei Frati Minori, per papa Roncalli, e monsignor Slawomir Oder, un sacerdote polacco, per papa Wojtyla.

Perché sono santi? Questo l'interrogativo di oggi, a cui i due religiosi hanno risposto, come racconta Radio Vaticana: della santità di Roncalli, migliaia di fedeli nel mondo sentirono il «profumo» sin dalla sua morte, il 3 giugno 1963. Così, presentando il Beato Giovanni XXIII, dice il postulatore della sua Causa di canonizzazione, padre Giovan Giuseppe Califano. La santità di Roncalli era un proposito da lui coltivato in ogni stagione della vita, da sacerdote, da vescovo e da Papa, e sempre rinnovato attraverso quattro risoluzioni: “Già da giovane seminarista, a 15 anni, scriveva: ‘Io rinnovo il proponimento di volermi fare santo davvero, e lo farò attraverso quattro risoluzioni che propongo di praticare: spirito di unione con Gesù, raccoglimento nel suo cuore, recita del Rosario, essere sempre in tutte le mie azioni presente a me stesso”. Una santità, afferma padre Califano, caratterizzata da profonda umiltà e dall’abbandono alla provvidenza. Una santità semplice e coinvolgente, leggibile e mite. “Dio è tutto, io sono nulla: questo mi basta”: questo diceva Roncalli a fine giornata.

Una gigantesca figura di Santo che padre Califano sintetizza attraverso due binomi. Il primo: pastore e padre, di una paternità, spiega, che commosse il mondo, fatta di letizia e cordialità, qualità che confluirono nella definizione di “Papa buono”: “Aprì alla Chiesa nuovi orizzonti con l’indizione del Sinodo per la diocesi di Roma e il Concilio ecumenico. Fu capace di comunicare, prediligendo forme semplici e immediate, con immagini tratte dalla vita quotidiana, riuscendo ad entrare subito nel cuore delle persone”. Ma l’espressione “Papa buono”, aggiunge padre Califano, è da intendersi come disse il successore di Roncalli, Papa Paolo VI: “Non era un generico buonismo di facile applicazione, ma era sinonimo di amore, di genio pastorale, di comprensione, di perdono, di conforto. In pratica, come appare Gesù nel Vangelo”.

Altro binomio per sintetizzare la figura di Papa Roncalli è “obbedienza e pace”, motto episcopale ma anche sintesi di vita e di servizio alla Chiesa: “Lasciare la propria terra, confrontarsi con mondi a lui sconosciuti anche in luoghi dove la presenza dei cattolici era scarsissima. E questa obbedienza gli consentì di abbandonarsi con fiducia alla Divina Provvidenza, per distaccarsi da se stesso e aderire completamente a Cristo. Qui sta la vera sorgente della bontà di Papa Giovanni, della pace che ha diffuso nel mondo. Qui si trova la radice della sua santità: nella obbedienza evangelica alla voce del suo Signore”.

Ricostruendo la prima intuizione della santità di Giovanni Paolo II, invece, mons. Slawomir Oder cita i compagni universitari che scrissero sulla stanza di Karol Wojtyla: “Futuro Santo”, colpiti dalla sua attitudine alla preghiera e alla riflessione sul valore della vita, legate – spiega mons. Oder – probabilmente a un’infanzia di sofferenza per la perdita, in poco tempo, di tutta la famiglia: “Forse, proprio questo suo impegno di dare il peso qualitativo alla vita con un impegno di carità era il fatto che la gente percepiva come i tratti di santità nella sua vita”. Tre le figure spirituali importanti, spiega mons. Oder, che forgiarono in Giovanni Paolo II una fede mariana e adulta: suo padre, il semplice sarto di Cracovia chiamato “l’apostolo”, e l’allora arcivescovo della città che lo accolse in seminario.

A loro si deve la fede, semplice e popolare, tratto comune tra le due figure di Pontefici, domenica santi; la profondità mistica e il coraggio di affrontare la avversità con tenacia, leggendo sempre nella storia la presenza di Dio. Mons. Oder: “Aveva bisogno della gente, della Chiesa vivente, semplice per sentire la loro fede e nutrirsi di questa fede. E la profondità mistica, invece, di Giovanni Paolo II lo spingeva a vivere il mistero di Dio in prima persona. E questo è il cuore di santità di Giovanni Paolo II. Se noi dovessimo cercare veramente la parola che caratterizzi un “santo”, è quello: “uomo di Dio”. Era un uomo che ha saputo trovare in Dio la fonte della vita. La preghiera per lui era il respiro, l’acqua, il pane quotidiano”. Compito del Papa, come compito della Chiesa – ripeteva Giovanni Paolo II – è evangelizzare e portare tutti alla santità. Se in giovinezza Giovanni Paolo II aveva appreso il messaggio della Divina Misericordia – chiarisce mons. Oder – importante per lui fu il dovere di pagare il debito d’amore ricevuto. Questa è la chiave per capire tutta la sua vita.


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Libro III
INCOMINCIA IL LIBRO DELLA CONSOLAZIONE INTERIORE


Capitolo I
CRISTO PARLA INTERIORMENTE ALL'ANIMA FEDELE


"Darò ascolto a quello che stia per dire dentro di me il Signore" (Sal 84,9). Beata l'anima che ascolta il Signore che le parla dentro, e accoglie dalla sua bocca la parola di consolazione. Beate le orecchie che colgono la preziosa e discreta voce di Dio, e non tengono alcun conto dei discorsi di questo mondo. Veramente beate le orecchie che danno retta, non alla voce che risuona dal di fuori, ma alla verità, che ammaestra dal di dentro. Beati gli occhi, che, chiusi alle cose esteriori, sono attenti alle interiori. Beati coloro che sanno penetrare ciò che è interiore e si preoccupano di prepararsi sempre più, con sforzo quotidiano, a comprendere le cose arcane del cielo. Beati coloro che bramano di dedicarsi a Dio, sciogliendosi da ogni impaccio temporale.

Comprendi tutto ciò, anima mia, e chiudi la porta dei sensi, affinché tu possa udire quello che ti dice interiormente Iddio, tuo signore. Questo dice il tuo diletto: "Io sono la tua salvezza" (Sal 34,3), la tua pace, la tua vita; stai accanto a me e troverai la pace; lascia tutte le cose che passano, cerca le cose eterne. Che altro sono le cose corporali, se non illusioni? E a che gioveranno tutte le creature, se sarai abbandonata dal Creatore? Oh, anima mia, rinuncia a tutto e fatti cara e fedele al tuo Creatore, così da poter raggiungere la vera beatitudine.

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Archivio preghiere per ogni occasione

Preghiamo
Inserimento 23 Aprile 2014



Allontana da me la mormorazione,
ruscello di fango e di acque corrotte,
la maldicenza,
che, dicendo il male, lo dilata,
la calunnia,
che perverte e uccide.

Signore, origine della Verità
e sorgente dell’Amore,
ascoltami, ti prego:
per tua misericordia,
allontana da me la menzogna
e liberami da ogni sentimento di discordia;
per tua grazia,
dirigi i miei passi sulla via della Verità
e concedimi la Sapienza mite e pura;
per tuo dono,
introducimi nella cella dell’eterno Amore,
perché di superna carità io viva
e, solo amando, si consumi la mia vita.

Amen.

Norbertus, Episcopus Illicitanus,Sec. XII




Caro Angelo custode,
a Te mi rivolgo:
sotto la tua ala protettrice
chiedo riparo e conforto.
La mia solitudine
e la paura del futuro Tu la conosci:
A Te chiedo protezione, luce e forza,
a Te che sono stata affidata
dalla Pietà Celeste.
Amen!




Inserimento del 23 Aprile 2014 - Ogni Giorno Con il Tuo Angelo Custode e Con Madre Teresa



Il Tuo Angelo Custode Ti Parla

Sei stato impegnato in politica, un tempo; ciò è, per i cristiani, una delle forme della carità. Questa azione bilancia senza sosta una più grande giustizia, una solidarietà attiva e, d’altra parte, l’approvazione dei privilegi individuali. Ora che hai preso le distanze dall’impegno diretto, prega spesso perché il Regno di Dio progredisca nel dominio politico; non è che l’inizio. Il progresso in numerosi Paesi per la giustizia. Tuttavia il Regno di Dio regredisce a causa del disprezzo in cui sono tenute le leggi divine, tanto quanto il rispetto dovuto alla vita umana, che è sacro. Tale disprezzo priva gli uomini della benedizione di Dio.


Madre Teresa di Calcutta

“Credo nel rispetto della fede religiosa degli altri. Solo così ci può essere pace nel mondo. Nelle nostre case potete trovare mussulmani, sciiti, sikh, indù e cristiani. Noi rispettiamo le credenze religiose di ciascuno. Ci sono inoltre molte persone che ci aiutano in città, e molte di loro sono indù e mussulmane. Dio ha creato tutti con il medesimo fine: amare ed essere amati”.

In Cammino con Padre Pio - Inserimento del 23 Aprile 2014

Lasciati guidare amorosamente dalla divina provvidenza, sia che vuoi farti camminare per terra e per deserti, sia per l’acque delle consolazioni sensibili e spirituali. Tieni in mano il tuo bouquet, ma se si presenta qualche altro odore delizioso, non lasciare di odorano con rendimento di grazie, poiché il bouquet si prende per non lasciarti lungamente senza qualche conforto e piacere spirituale. Tieniti ferma in qualsiasi stato piacerà a Gesù porti, affinché il tuo cuore sia interamente per lui, non essendovi cosa migliore. Togli poi tutte le robe della tua prigionia, in forza di continue rinunce ai tuoi affetti terreni, e sii sicura che il re del cielo te ne darà dei reali per tirarti a! suo santo amore. Leggo nei tuo cuore una profonda risoluzione di voler servire Dio, e questo mi assicura che tu userai della fedeltà negli esercizi della santa divozione e nella pratica costante per l’acquisto della virtù. Ma ti avverto di una cosa, che tu certamente non ignori. Quando ti succedono dei mancamenti per motivo d’infermità, non bisogna affatto meravigliarsi, ma detestando da una parte l’offesa che Dio ne riceve, bisogna dall’altra concepire
una certa umiltà giuliva, per vedere e conoscere la nostra miseria.

(12 gennaio 1917 Erminia Gargani - Ep. III p. 669)

Gianfranco Ravasi è un cardinale, arcivescovo cattolico e biblista italiano, teologo, ebraista ed archeologo. Dal 2007 è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.


LANTERNA - Archivio Riflessioni Eucaristiche
Archivio Riflessioni Eucaristiche

Luce Dei Miei Passi,
Guida Al Mio Cammino, È La Tua Parola

UN GESTO PROFETICO

L’Eucaristia conferisce un significato al mondo. Da parte di Cristo essa è un gesto profetico. Il gesto compiuto da Gesù la sera del giovedì santo, quando istituisce l’Eucaristia, impegna l’avvenire. Gesù ne è perfettamente cosciente. Il gesto infatti non è qualcosa di esteriore, ma l’espressione più piena della sua vita, che sarà sanzionato dal dono della vita stessa, sul calvario. Cristo offre totalmente se stesso. Questo gesto, anche se compiuto la sera della vita terrestre di Cristo, anche se iscritto e limitato nel tempo e per i discepoli, non si lascia chiudere in questo limitato orizzonte. Esso sfugge al dominio dell’uomo, per riferirsi direttamente a un Dio più grande del cuore dell’uomo. Esso è il gesto del Verbo fatto carne, vero uomo e vero Dio: un Dio risoluto a rimanere con i suoi, presente fra di loro, in tutto lo spessore del carnale e del quotidiano, consapevole insieme che tutto ciò gli è impossibile materialmente. Egli infatti deve ritornare dal Padre: ma ciò è l’unico modo e l’unica possibilità per poter continuare ad essere presente non solamente a un popoio e ad un’epoca, ma a tutti i popoli di tutte le epoche. Il gesto di Gesù è quello dell’amore che va fino alle estreme conseguenze. Un amore che ha bisogno di giungere alla massima espressione per non rimanere incompleto, ma anche un amore che non accetta di essere sottratto all’affetto dei suoi. È un gesto che si ripercuote sulla vita intera del singolo e dell’universo; un gesto che racchiude in sé tutta la storia per farla convergere, in qualche modo, in un punto dove si concentra la potenza della vita. Concentrazione di vita che non è un ricupero, bensì una fioritura, un erompere, in quanto di lì la vita si diffonde a tutto l’universo.

RAYMOND JOHANNY in L’Eucaristia cammino di risurrezione, Elledici 1976, pp. 97-98



La Riflessione di Oggi La Riflessione di Oggi - 23 Aprile 2014
Archivio Autori Antichi o Moderni

Cristo autore della risurrezione e della vita

L’apostolo Paolo, ricordando la felicità per la riacquistata salvezza, dice: Come per Adamo la morte entrò in questo mondo, così per Cristo la salvezza viene nuovamente data al mondo (cfr. Rm 5, 12). E ancora: Il primo uomo tratto dalla terra, è terra; il secondo uomo viene dal cielo, ed è quindi celeste (cfr. 1 Cor 15, 47). Dice ancora: «Come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra», cioè dell’uomo vecchio nel peccato, «porteremo anche l’immagine dell’uomo celeste» (1 Cor 15, 49), cioè abbiamo la salvezza dell’uomo assunto, redento, rinnovato e purificato in Cristo. Secondo lo stesso apostolo, Cristo viene per primo perché è l’autore della sua risurrezione e della vita. Poi vengono quelli che sono di Cristo, cioè quelli che vivono seguendo l’esempio della sua santità. Questi hanno la sicurezza basata sulla sua risurrezione e possiederanno con lui la gloria della celeste promessa, come dice il Signore stesso nel vangelo: Colui che mi seguirà non perirà, ma passerà dalla morte alla vita (cfr. Gv 5, 24).
Così la passione del Salvatore è la vita e la salvezza dell’uomo. Per questo infatti volle morire per noi, perché noi, credendo in lui, vivessimo per sempre. Volle diventare nel tempo quel che noi siamo, perché, attuata in noi la promessa della sua eternità, vivessimo con lui per sempre.
Questa, dico, è la grazia dei misteri celesti, questo il dono della Pasqua, questa è la festa dell’anno che più desideriamo, questi sono gli inizi delle realtà vivificanti.
Per questo mistero i figli generati nel vitale lavacro della santa Chiesa, rinati nella semplicità dei bambini, fanno risuonare il balbettio della loro innocenza. In virtù della Pasqua i genitori cristiani e santi continuano, per mezzo della fede, una nuova e innumerevole discendenza.
Per la Pasqua fiorisce l’albero della fede, il fonte battesimale diventa fecondo, la notte splende di nuova luce, scende il dono del cielo e il sacramento dà il suo nutrimento celeste.
Per la Pasqua la Chiesa accoglie nel suo seno tutti gli uomini e ne fa un unico popolo e un’unica famiglia. Gli adoratori dell’unica sostanza e onnipotenza divina e del nome delle tre Persone cantano con il Profeta il salmo della festa annuale: «Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso» (Sal 117, 24). Quale giorno? mi chiedo. Quello che ha dato il principio alla vita, l’inizio alla luce. Questo giorno è l’artefice dello splendore, cioè lo stesso Signore Gesù Cristo. Egli ha detto di se stesso: Io sono il giorno: chi cammina durante il giorno non inciampa (cfr. Gv 8, 12), cioè: Chi segue Cristo in tutto, ricalcando le sue orme, arriverà fino alle soglie della luce eterna. È ciò che richiese al Padre quando si trovava ancora quaggiù con il corpo: Padre, voglio che dove sono io siano anche coloro che hanno creduto in me: perché come tu sei in me e io in te, così anche essi rimangano in noi (cfr. Gv 17, 20 ss.).

Dall’«Omelia sulla Pasqua» di un antico autore
(Disc. 35, 6-9; PL 17, 696-697)

Ogni Giorno Con I Padri della Chiesa Alcuni Brani: Padri della Chiesa

La medicina dell’umiltà

Qual rimedio sarebbe stato più appropriato a ridare salute ai malati, luce ai ciechi, vita ai morti, del fatto che le ferite della superbia fossero curate con la medicina dell’umiltà?
Adamo, trasgredendo i precetti di Dio, introdusse il dominio del peccato; Gesù, nato sotto la legge, ci ha restituito la libertà della giustizia; quello, ossequiente al diavolo fino alla trasgressione, ha meritato che tutti morissero in lui: Questi, « ubbidiente al Padre fino alla morte in croce » (Fil 2,8), ha fatto sì che in lui tutti ricevessero vita.
Quello, desideroso dell’onore degli angeli, perdette la dignità della sua natura, Questi, assumendo lo stato della nostra infermità, ripose fra i celesti coloro per i quali era disceso all’inferno.
Infine: a quello, caduto a causa dell’alterigia, fu detto: « Tu sei terra, e alla terra ritornerai » (Gn 3,19), a Questi, esaltato per la sottomissione, fu detto: « Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi » (Sal 109,1).


Leone Magno, Sermone 25,5

Archivio Padri Della Chiesa: Febbraio - Marzo - Aprile - Maggio - Giugno - Luglio - Agosto - Settembre


Archivio: Archivio Omelia Domenicale di Don Michele diacono della Diocesi di Lucera-Troia (Fg)

Narrare la fede ai figli - Archivio Essere Genitori a cura di Don Michele Cuttano

TUTTI QUANTI ABBIAMO UN ANGELO Domenica 6 Aprile 2014 V Domenica di Quaresima - Anno A Letture: Ezechiele 37,12-14; Salmo 129; Romani 8,8-11; Giovanni 11,1-45
La Famiglia, Dono e Impegno, Speranza dell'Umanità"

Documenti - La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II

RAIUNO A sua immagine - Il Papa risponde alle Domande su Gesù - 7 Video RAIUNO A sua immagine - Il Papa risponde alle Domande su Gesù 7 Video
Voglio Confessarmi Bene VOGLIO CONFESSARMI BENE!
"Ti aiuti la Madonna a riconciliarti con Dio, col tuo prossimo, con te stesso, con la vita" dal Santuario di Montenero
Lectio Divina Personaggi Biblici
Preghiere Ricevute e inviate a tutta la Mailing_list Una Pillola per lo Spirito Preghiamo Insieme
I Sette doni dello Spirito Santo

I Sette Doni Dello Spirito Santo:
Sapienza Intelletto Consiglio Fortezza Scienza Pietà Timore di Dio


Ultimo Messaggio della Regina della Pace Ultimo Messaggio Medjugorje
2 Aprile 2014

Preghiere di Madre Teresa di Calcutta Scritti Preghiere
e Fioretti di Madre Teresa
Catechesi
di Giovanni Paolo II sull'Eucaristia
Ogni Giorno una Riflessione Tratta dalla Regola di San Benedetto Ogni Giorno una Riflessione Tratta dalla Regola di San Benedetto

Il Mattutino di Gianfranco Ravasi anno 2011
Vedi Anche: La Nostra Selezione di Libri di Gianfranco Ravasi con Sconto dal 10 al 15%


I «sette peccati capitali»:
i vizi a cui si possono ricondurre tutti i peccati umani

«superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o accidia».


Archivio: Ultimo Inserimento:
In Dialogo il Teologo Risponde


22 Aprile 2014 Anche noi, semplici peccatori, possiamo «benedire» il Signore?

Si legge nei Salmi, più volte (ad esempio 102,103,134,144) la frase «Benedici il Signore, anima mia». Capisco ovviamente l’invocazione di ringraziamento da parte nostra a Dio; ma come può essere che noi (e con noi le nostre anime) peccatori si possa benedire il Signore? Non mi sembra di esserne degni, né di averne la facoltà. Grazie per questa rubrica e per la risposta che vorrete darmi. DI: Alberto Zampieri

VAI SU: Risponde suor Giovanna Cheli, docente di Sacra Scrittura, alla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.