Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
La Pace del Signore Maurizio e Roberta Guidato

Regole per una vita devota (di Platone, arcivescovo di Kostroma)

Forzati ad alzarti presto e a un'ora fissa. Appena ti svegli, rivolgi la tua mente a Dio: fai il Segno della Croce, e ringrazialo per la notte che è passata e per tutte le sue misericordie nei tuoi confronti. Chiedigli di guidare ogni tuo pensiero, sensazione e desiderio, in modo che tutto ciò che dici o che fai gli sia gradito.

Quando ti vesti ricorda la presenza del Signore e del tuo Angelo custode. Chiedi al Signore Gesù Cristo di ricoprirti con il manto di salvezza.


Papa Francesco dal Balcone il 13 Marzo 2013 Preghiamo insieme, nel nome del Signore morto e risorto, e per intercessione di Maria Santissima, perché il Mistero pasquale possa operare profondamente in noi e in questo nostro tempo, perché l’odio lasci il posto all’amore, la menzogna alla verità, la vendetta al perdono, la tristezza alla gioia. Piazza San Pietro - Lunedì dell'Angelo, 1-4-13


Padre Nostro
che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno e sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte.

Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen


Archivio:Catechesi Testo Integrale Udienze del Mercoledi'
Ultimo Inserimento: PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì, 12 Giugno 2013


Papa Francesco PREGHIERA DELLE CINQUE DITA - Vai al testo e Video


Omelie Giornaliere di Papa Francesco MEDITAZIONI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NELLE MESSE QUOTIDIANE CELEBRATE NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE - A cura de L'Osservatore Romano
Archivio Meditazioni del Santo Padre Santa Marta

Anche la lingua può uccidere Giovedì, 13 giugno 2013

La collera e l’insulto al fratello possono uccidere. Lo ha ricordato Papa Francesco nella messa di questa mattina, giovedì 13 giugno, nella cappella della Domus Sanctae Marthae, commentando il brano del vangelo di Matteo (5, 20-26) della liturgia del giorno, dove si narra che chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Con il Papa, nel giorno in cui si compiono tre mesi dalla sua elezione, erano alcuni diplomatici argentini. In prima fila il personale dell’ambasciata presso la Santa Sede e di quella presso l’Italia, i rappresentanti del Paese presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e presso il Sovrano militare ordine di Malta (Smom) e i dipendenti del consolato argentino a Roma e a Milano. Ricordando San Giovanni che a proposito di chi esprime risentimento e odio verso il fratello in realtà, nel suo cuore, già lo uccide, il Papa ha sottolineato la necessità di entrare nella logica del perfezionamento, quella cioè «di rivedere la nostra condotta». Evidentemente, ha detto rivolgendosi ai fedeli in lingua spagnola, si richiama il tema «dello screditare il fratello a partire dalle nostre passioni interiori. È in pratica il tema dell’insulto». D’altra parte, il Pontefice ha fatto notare ironicamente, quanto sia diffuso «nella tradizione latina» il ricorso all’insulto, con «una creatività meravigliosa, perché ne inventiamo uno dopo l’altro». Finché «l’epiteto è amichevole, passi pure» ha ammesso il Papa. Ma «il problema è quando c’è un altro epiteto» più offensivo. «Allora, ha detto, andiamo a qualificarlo con una serie di definizioni che non sono esattamente evangeliche». In pratica, ha spiegato, l’insulto è un modo per sminuire l’altro. Infatti «non c’è bisogno di andare dallo psicologo per sapere che quando uno sminuisce l’altro è perché non può crescere, ha bisogno che l’altro vada più in basso per sentirsi qualcuno. Sono meccanismi brutti». Al contrario, ha ricordato il Papa, Gesù con tutta semplicità dice: «Non parlate male degli altri, non sminuitevi, non squalificatevi. In fondo tutti stiamo procedendo per lo stesso cammino».

Questa riflessione trova ispirazione nel passo del vangelo del giorno, che, ha ricordato il Papa, è in continuità con il discorso della montagna. Gesù, ha detto, «annuncia la nuova legge. Gesù è il nuovo Mosè che Dio aveva promesso: darò un nuovo Mosè... E annuncia la nuova legge. Sono le beatitudini. Il sermone della montagna». Come Mosè sul monte Sinai aveva annunciato la legge, così Gesù è venuto a dire «che non viene a dissolvere la legge antecedente, ma a darle compimento, a farla avanzare, a farla maturare di più», per farla arrivare alla pienezza. Gesù, ha proseguito il Papa, «chiarisce molto bene che non viene ad abolire la legge fino a che l’ultimo punto e l’ultima virgola della legge siano compiuti». Anzi, è venuto per spiegare cosa sia questa nuova legge: «Evidentemente stava facendo un aggiustamento, stava adattandola ai nuovi parametri legali». È certamente una riforma; e tuttavia si tratta di «una riforma senza rottura, una riforma nella continuità: dal seme fino al frutto». Quando Gesù fa questo discorso, ha proseguito il Pontefice, inizia con una frase: «La vostra giustizia deve essere superiore a quella che state vedendo ora, quella degli scribi e dei farisei». E se questa giustizia non sarà «superiore, si perderanno, non entreranno nel regno dei Cieli». Per questo, colui che «entra nella vita cristiana, colui che accetta di seguire questo cammino, ha esigenze superiori a quelle di tutti gli altri». E qui una puntualizzazione: «Non ha vantaggi superiori, no! Ha esigenze superiori». E proprio Gesù ne menziona alcune tra le quali «l’esigenza della convivenza», ma poi indica anche «il tema della relazione negativa verso i fratelli». Le parole di Gesù, ha sottolineato il Pontefice, non lasciano via di scampo: «Voi avete ascoltato che è stato detto nel passato: non ucciderai. Colui che uccide deve essere portato in tribunale. Ma io vi dico che ognuno che si adira contro il suo fratello merita di essere condannato e ognuno che lo insulta merita di essere castigato dal tribunale».

Riguardo all’insulto, ha fatto notare il Papa, Gesù è ancora più radicale e «va molto più in là». Perché dice che quando già «cominci a sentire nel tuo cuore qualcosa di negativo» contro il fratello e lo esprimi «con un insulto, con una maledizione, o con collera, c’è qualcosa che non funziona. Ti devi convertire, devi cambiare».

A questo proposito Papa Francesco ha ricordato l’apostolo Giacomo che dice che «una barca si guida con il timone e una persona la guida la lingua». Dunque, ha sottolineato il Santo Padre, se qualcuno «non è capace di dominare la lingua, si perde». È un punto debole per l’uomo. È una questione che viene da lontano, perché «quell’aggressività naturale che ebbe Caino nei riguardi di Abele si ripete lungo la storia. Non è che siamo cattivi; siamo deboli e peccatori». Ecco perché, ha proseguito, «è molto più facile risolvere una situazione con un insulto, con una calunnia, con una diffamazione, che risolverla con le buone, come dice Gesù». D’altra parte, Gesù è chiaro in proposito, quando invita a mettersi d’accordo con il nemico e ad arrivare a una intesa per non finire in tribunale. E va anche più in là. «Se vai a lodare il Padre tuo, ha aggiunto il Papa, e vai a presentare l’offerta all’altare e ti rendi conto che hai un problema con il tuo fratello, prima risolvi il problema».

In conclusione il Pontefice ha chiesto al Signore la grazia per tutti di «stare attenti un po’ di più alla lingua riguardo a quello che diciamo degli altri». È senza dubbio «una piccola penitenza, però dà buoni frutti». È vero che ciò richiede sacrificio e sforzo, perché è molto più facile gustare «il frutto di un commento saporoso contro l’altro»; Alla lunga questa «fame fruttifica e ci fa bene». Da qui la necessità di chiedere al Signore la grazia di «conformare la nostra vita a questa nuova legge, che è la legge della mansuetudine, legge dell’amore, legge della pace», cominciando a «potare un pochino la nostra lingua, a potare un pochino i commenti che facciamo sugli altri o le esplosioni che ci portano all’insulto, alla collera facile».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 135, Ven.14/06/2013)



Pellegrino Russo Un piccolissimo Aiuto per la Preghiera del Cuore o Preghiera di Gesù - Preghiera Esicasta - Signore, Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore (o peccatrice) Di: Maurizio Guidato - Inserimento del 17 Giugno 2013

Dice il Signore Amore voglio, non sacrifici; non offerte, ma comunione con me.

Testimonianze Personali di un Momento di Preghiera con la "Preghiera del Cuore"

Vai su: 1 - Il Respiro del Mare - 2 - Ore 12,00 Angelus - 3 - Gesù Presente con noi in Preghiera - 4 - Tabernacolo - 5 - Piccolo Conforto = Grande Gioia - 6 - Esperienza di Preghiera con il metodo Teresiano - 7 Messaggio Immediato - 8 - Acqua Benedetta


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Lunedì 17 giugno 2013
Vangelo secondo Matteo (19,16-21)
Ascolta

In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».

Medita

Di questo brano conosciutissimo del “tale” che si presenta a Gesù con una richiesta molto impegnativa (bisogno di raggiungere la perfezione morale) si possono evidenziare tanti aspetti utili al nutrimento dell’’anima. Ma essendo questo brano collocato nella liturgia odierna del santo patrono di Pisa (san Ranieri), mi piace focalizzare l’attenzione sul fatto che una “relazione” di qualità non sempre da i frutti desiderati. Infatti la relazione tra Gesù e il giovane ricco è di alta qualità: vediamo un Gesù attentissimo alla precisa richiesta e il giovane (un tale, scrive Matteo) preciso nella domanda; e vediamo che Gesù, prima ancora di rispondere crea un rapporto empatico, direbbero gli studiosi della relazione (questo lo nota però solamente Giovanni con la frase “Gesù, fissatolo, lo amo”… che vuol dire che “visto il profondo della sua anima” – come vorrebbe la etimologia greca della parola “fissatolo”). Ma prima ancora di dare quella precisa risposta, Gesù gli pone una domanda: “Perché mi interroghi su ciò che è buono?”. Questa modalità è tipica della cultura ebraica, che è una cultura dell’ascoltare più che del vedere (tipico della cultura occidentale “superficiale”… Infatti dirà Saint-Exupery: “L’essenziale è invisibile per gli occhi”). In ragione di questa cultura, ed è quello che sta facendo Gesù, chi “ascolta si vuole sincerare bene da dove venga la domanda, se dalla superficie o dalla profondità dell’anima e la risposta la si ottiene, paradossalmente, ponendo all’interlocutore una domanda ulteriore… C’è anche un aneddoto della cultura ebraica a conferma di ciò. Fu chiesto ad un ebreo: “Come mai se un ebreo riceve una domanda è solito rispondere ponendo un’altra domanda?” E l’ebreo rispose: “E perché no?”. Soltanto dopo essersi sincerato della “bontà” e della “bellezza” della domanda, Gesù risponde con quella conosciutissima ricetta di radicalità evangelica: “Vai, vendi tutto quello che hai, il ricavato dallo ai poveri e poi vieni eseguimi”. Ma non poteva lasciar mettere qualche risparmio in banca al giovane di allora? Ma non potrebbe seguirlo anche chi vuol tenersi il motorino o l’iPad? No, Gesù non ammette eccezioni, mercanteggiamenti… Gesù è su un altro pianeta e non serve neppure l’astronave per raggiungerlo, questo pianeta… Basterebbe fermarsi lì dove lo si è incontrato… perché è proprio Lui l’altro pianeta (“Il Regno di Dio è in mezzo a voi”… ripeteva ogni tanto). Anzi, in seguito dirà di seguirlo “prendendo” in spalla la croce… che non è un mezzo di trasporto! E chi lo capisce questo Gesù? Solamente le anime dei santi… Infatti il giovane non lo capì… e se ne andò via triste… E Gesù, rispettosissimo, non lo insegue, non lo richiama, non gli rinfaccia nulla, ma lo lascia solo con la tristezza del suo rifiuto. E tu che leggi, cosa fai? Lo vuoi far fruttare questo “rispetto” di Gesù per la tua libertà?

Preghiamo

Ti ringraziamo per San Ranieri, nostro Patrono: in Lui ci hai dato un fulgido esempio di penitenza e di preghiera, di ricerca sincera della tua gloria e di attenzione alle necessità dei poveri. (da una preghiera di Mons. Giovanni Paolo Benotto)







L' Eucaristia Comunione con Cristo e Tra Noi - 17 Giugno 2013


Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.

Santa Maria, donna del cammino, fa’ che i nostri sentieri siano, come lo furono i tuoi, strumenti di comunicazione con la gente e non nastri isolanti entro cui assicuriamo la nostra aristocratica solitudine. Liberaci dall’ansia della metropoli e donaci l’impazienza di Dio!

Tonino Bello


Suor Anna Baucina Ricevuta dal Santo Padre  Giovanni Paolo II nel 2003 Suor Anna Baucina - UN'AVVENTURA MERAVIGLIOSA
Riscoprire la mia grande dignità nel continuo dialogo con il Signore

Inserimento del 31 MAGGIO 2013 - I tappa: Principianti - 2. Descrizioni dei vari modi di pregare

PAROLE: di don Sergio Andreoli

di don Sergio Andreoli - Inserimento del 17 Giugno 2013 donsergioa@gmail.com - http://www.donandreoli.it

SUGGERIMENTI

5. Maria

Sai bene che non si finisce mai di capire, di approfondire, di chiarire le idee, di progredire nella conoscenza. Ebbene, prova a chiederti a che punto sei nella tua meditazione del ruolo di Maria nel tuo cammino spirituale. Puoi chiederle di darti una mano a conoscere meglio il Padre, che è nei cieli, il Figlio Gesù Cristo, lo Spirito Santo, che è ospite della tua anima e tuo maestro interiore.Puoi anche dirle di esserti accanto, quando reciti il Rosario, e di aiutarti a meditare i Misteri, che vengono enunciati. Di svolgere, cioè, per te un ruolo di intercessione. Anzi, di esempio.Lei, infatti, ha vissuto intensamente il Mistero del suo Figlio, che in lei si è incarnato e da lei è nato. Con lui è vissuta. Ai piedi della Croce ha partecipato alla sua Passione. Certamente l’ha incontrato dopo la Risurrezione. Insieme agli Apostoli ha ricevuto lo Spirito Santo. Con suo Figlio ora è il Cielo. Chi, meglio di lei, ti può fare da guida?

DIVINE PAROLE AD ANGELA

22.

«Tu, postquam redieris domum, senties dulcedinem aliam, quam numquam fuisti experta; et non loquar tibi, sicut usque nunc, sed senties».
*
A Foligno, dopo l’esperienza di Assisi, Angela ricorda questa parole divine:
“Dopo che sarai tornata a casa, proverai un altro tipo di dolcezza, mai sperimentata; io non ti parlerò, come ho fatto finora, ma tu ‘sentirai’”.
*
“Sentire”, qui non è “ascoltare”, ma “provare dei sentimenti”. Ti capita mai di gustare la gioia? O la pace? La serenità interiore? Sono doni di Dio. Ti possono guidare ad incontralo e lasciarti trasformare.


Preghiera dell'Angelus Al mattino, luce di sole che illumina il nostro cammino; A mezzogiorno, forza del nostro lavoro;
Al tramonto
, serena nostalgia dei cieli ai quali siamo avviati.
Al mattino, luce di sole che illumina il nostro cammino; A mezzogiorno, forza del nostro lavoro; Al tramonto, serena nostalgia dei cieli ai quali siamo avviati.

1 - L’Angelo del Signore portò l’annuncio a Maria.
Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo
Ave, o Maria......

2 - Ecco l’ancella del Signore.
Sia fatto di me secondo la tua parola.
Ave, o Maria......


3 - E il Verbo si è fatto carne.
Ed ha abitato fra noi
Ave, o Maria......
4 - Prega per noi santa Madre di Dio.
E saremo degni delle promesse di Cristo

Preghiamo:
infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu, che nell’annuncio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen - Tre Gloria al Padre.

Entra: NOTE STORICHE
La preghiera dell'Angelus Domini (L'Angelo del Signore) del mattino, del mezzogiorno e della sera, ha una storia molto bella



Preghiere della moltiplicazione o Novena delle 33 Giaculatorie

Preghiere della moltiplicazione o Novena delle 33 Giaculatorie

Sono 33 giaculatorie da pregare ognuna per 33 volte in onore dei 33 anni di vita del Signore. Come Gesù, nella sua Misericordia , quando ci fu bisogno di pane, moltiplicò il pane, ora, che c'è bisogno di preghiera, perché il male dilaga, moltiplicherà anche la potenza della preghiera, se fatta con fede.

Le novene di giaculatorie si sono rivelate particolarmente efficaci per ottenere qualsiasi grazia, purché conveniente per l’anima.

Segue Cliccami: Preghiere della moltiplicazione o Novena delle 33 Giaculatorie

Novena alla Madonna che scioglie i nodi

NOVENA A “MARIA CHE SCIOGLIE I NODI”

Come pregare la Novena:


Fare il segno della Croce
Recitare l’atto di contrizione. Chiedere perdono per i nostri peccati e, soprattutto, proporre di non commetterli mai più.
Recitare le prime tre decine del Rosario
Leggere la meditazione propria di ogni giorno della novena (dal primo al nono giorno)
Poi recitare le due ultime decine del Rosario
Finire con la Preghiera a Maria che scioglie i nodi
Segue Cliccami: NOVENA A “MARIA CHE SCIOGLIE I NODI”

Vedi Anche: NOVENA A “MARIA CHE SCIOGLIE I NODI” - 15 Orazioni di Santa Brigida - Novena a Santa Rita - Novena allo Spirito Santo - NOVENA A S. BENEDETTO DA NORCIA - Novena a Santa Lucia - NOVENA IN ONORE A SAN GIUDA TADDEO - Le sette offerte all'eterno padre - Novena alla Madonna del Carmine - Novena a Dio Padre - Supplica al Bambino Gesù di Parga - Novena per la Natività della B. V. Maria - Invocazione ai Tre Arcangeli - Novena a San Michele e ai 9 Cori degli Angeli - NOVENA A PADRE PIO - Novena a San Francesco d'Assisi - Corona Angelica - SUPPLICA Alla Beata Vergine Maria Immacolata Della Medaglia Miracolosa - Novena alla Madonna del Rosario - Devozione al Santo Volto - Novena alle Sante Anime del Puragatorio - IL SANTO ROSARIO E LA BOMBA ATOMICA - Preghiere della moltiplicazione o Novena delle 33 Giaculatorie - Novena all’Immacolata concezione - Preghiera per Chiedere la Grazia della Devozione - Novena a Cristo Re - Novena alla Beata Vergine Maria di Loreto - Novena a Dio Padre Onnipotente - Novena di Natale - Novena ai Santi Magi - NOVENA A GESÙ BAMBINO DI PRAGA - Preghiere in Latino - Novena a San Giovanni Bosco - Novena e Preghiera a Nostra Signora di Lourdes - Novena a San Giuseppe - Novena a San Giuseppe Lavoratore - Scuola di umilta' - le regole - 15 Minuti Con Gesù - Novena alla Madonna del Rosario di Pompei - TREDICINA A SANT'ANTONIO DI PADOVA - Devozione delle Tre Ave Marie - Preghiera delle 5 Dita

Indice Calendario Dei Santi:
Gennaio | Febbraio | Marzo | Aprile | Maggio | Giugno | Luglio | Agosto | Settembre | Ottobre | Novembre | Dicembre


Il Santo Del Calendario Di Oggi: 17 Giugno - S. Gregorio Barbarigo Vescovo

A chi gli chiedeva chi fosse il nuovo vescovo di Bergamo, il card. Carafa, legato papale a Bologna, rispondeva: « Leggi S. Carlo Borromeo e lo saprai». Gregorio Barbarigo, consacrato vescovo il 29 luglio 1657, per alleggerire il carico del trasloco da Roma a Bergamo, si privò di gran parte della sua roba e degli amati libri, ad eccezione degli Acta di S. Carlo, « essendo quel libro - scrisse - il solo, si può dire, del quale ho bisogno a Bergamo ». Nato a Venezia il 16 settembre 1625 da nobile famiglia originaria dell'Istria, ebbe nel padre Gianfrancesco un autentico maestro di vita e di scienza e anche di spiritualità, prendendo da lui l'abitudine di recitare quotidianamente l'ufficio della Madonna.

Dopo aver conseguito la laurea a Padova il 25 settembre 1655, il 21 dicembre successivo fu ordinato sacerdote, stabilendosi due mesi dopo a Roma su invito di Alessandro VII, che l'aveva conosciuto a Múnster, dove il Barbarigo si era recato come segretario dell'ambasciatore veneziano al congresso di pace di Westfalia. Voleva una mensa sobria, ma molti libri per arricchirsi intellettualmente. A Roma venne sorpreso dall'epidemia della peste: « Avevo una paura al principio che mi sentivo morire »; ciononostante accettò l'incarico di organizzatore della pubblica sanità, mostrandosi attivissimo e coraggioso.

Nominato vescovo di Bergamo, vi fece il suo ingresso, privatamente, il 27 marzo 1658. La sua attenzione andò soprattutto alle scuole della dottrina cristiana e alla formazione dei candidati al sacerdozio. Creato cardinale nel 1660 e destinato quattro anni dopo alla importante sede episcopale di Padova, concludeva il suo programma pastorale così: « Il vedere certe occasioni di scandali, di peccati, senza sapere che ripiego prendere: questi, fratelli, saranno imiei crepacuori, questi i miei guai, queste le mie lacrime ». Nelle frequenti visite pastorali alle trecentoventi parrocchie, l'infaticabile vescovo amava confondersi in mezzo a folle di irrequieti bambini per spiegare il catechismo. La sua preoccupazione principale fu la formazione delle nuove leve del clero. Vendendo l'argenteria del palazzo, acquistò un vecchio monastero che trasformò in seminario; poi non badò a spese per reclutare insegnanti a Milano e perfino all'estero.

Si recava quotidianamente tra gli alunni, perché, come scrisse al granduca Cosimo III, « il seminario è un poco di spasso, o per dir meglio l'unico spasso che trovo fra le spine del governo episcopale ». Nei due ultimi conclavi ai quali partecipò per poco non fu eletto papa. Alla fine del maggio 1697 partì per la sua ultima visita pastorale. Morì il 18 giugno dello stesso anno. Nel 1960 Giovanni XXIII lo incluse nell'elenco dei santi.

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Inserimento del 17 Giugno 2013

Il cuore che prega

Il cuore che prega nella profondità più intima dell’essere, vive nondimeno a contatto con gli esseri e con le cose. Non è necessariamente il contatto delle parole o delle idee: spesso è la presenza del cuore fatta di silenzio e impregnata di carità.
Chi ama Dio con tutto il suo cuore, ama anche il prossimo come se stesso; questo contatto raggiunge anche il peccatore e l’incredulo; perché ogni essere umano ha un “cuore”, anche se l’ignora. Chi sa se la carità del cuore, fatta di silenzio, non possa svegliare nell’incredulo e nel peccatore quella presenza del cuore che egli ignora ancora nella profondità del suo essere? Chi sa, poi, se questa presenza di amore non possa talvolta cacciare i demoni, disperdere gli spiriti impuri, guarire? Quanti santi, conosciuti o ignorati, e quanti semplici fedeli, forse, non sono stati, e non sono tuttora, rivestiti di questi carismi?
Il cuore che prega partecipa a una specie di trasfigurazione, e vi fa partecipare anche gli altri, e non solo gli esseri umani, ma tutti gli esseri, animali e cose.


Jacques Serr

Dettti dei Padri del Deserto Ogni Giorno con i Padri del Deserto
Inserimento del 15 Giugno 2013

Disse Abba Xanthia:

“Un cane è meglio di me poiché anch’egli prova affetto, ma non esprime giudizi”.


Se vuoi salvarti l’anima e acquistare la vita eterna, scuotiti dal torpore, fatti il segno della croce e di’: «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen».

La fede non si ottiene con il pensiero, ma con l’azione. Non sono le parole e la speculazione che ci insegnano ciò che Dio è, ma l’esperienza. Per lasciar entrare l’aria fresca, bisogna aprire la finestra; per essere abbronzati, bisogna esporsi al sole. Per acquisire la fede, è la stessa cosa; come dicono i santi Padri, non si arriva alla meta standosene comodamente seduti ad aspettare. Imitiamo il figliol prodigo: «Partì e si incamminò verso suo padre» (Lc 15,20). Qualunque sia il peso e il numero delle catene che ti irretiscono alla terra, non è mai troppo tardi. Non senza motivo sta scritto che Abramo aveva settantacinque anni quando partì; e che gli operai dell’undecima ora ricevettero lo stesso salario di quelli che avevano lavorato fin dal mattino. E neanche è mai troppo presto. L’incendio di una foresta non può venire spento troppo presto. Vorresti vedere l’anima tua devastata e bruciata? Al battesimo, hai ricevuto l’ordine di ingaggiare un combattimento invisibile contro i nemici della tua anima. Mettiti all’opera. è già tanto tempo che te ne stai a tentennare. Sprofondato nella noncuranza e nella pigrizia, hai sperperato un tempo prezioso. Non ti rimane che ricominciare da capo, perché hai miseramente lasciato appannarsi la limpidezza ricevuta nel battesimo.

Mettiti dunque fin d’ora al lavoro, senza indugio. Non rimandare la tua decisione a questa sera né a domani, né a più tardi, «quando avrò terminato quello che ora ho da fare». Un ritardo può essere fatale. No. Adesso, nell’istante in cui formuli la decisione, devi dimostrare con gli atti che hai preso congedo dal tuo vecchio «io» e che incominci una nuova vita, per conseguire una nuova meta e per nuovi cammini. Alzati, dunque, arditamente e di’: «Signore, concedimi di incominciare adesso! Aiutami». Perché hai soprattutto bisogno dell’aiuto di Dio. Persevera nella tua decisione e non voltarti indietro. L’esempio della moglie di Lot ti serva di lezione: per aver guardato indietro fu cambiata in una colonna di sale (cf. Gen 19,26). Hai abbandonato l’uomo vecchio: non riprendere un tale straccio. Come Abramo, hai udito la voce del Signore dirti: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò» (Gen 12,1). È verso questo paese che devi ormai concentrare tutta la tua attenzione.

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La Notizia Cattolica in Evidenza Inserimento del 17 Giugno 2013 Tratto Avvenire

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«Una nuova legge per le adozioni internazionali»

La crisi delle adozioni internazionali impone una nuova disciplina in materia e la ratifica italiana alla Convenzione dell’Aja del 1996 sulla cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori. Sono queste le priorità indicate dall’Ai.Bi. (Associazione Amici dei bambini) per arginare una situazione preoccupante. I numeri parlano di 6.237 decreti di idoneità ottenuti dalle coppie nel 2006, scesi a 4.509 nel 2009 e a 4.000 nel 2012.

Le cause? Burocrazia, alti costi degli iter, complessità dell’orientamento all’adozione affidato agli enti. Per uscire dalla crisi l’Ai.Bi. si fa forte non solo delle 14.000 firme a sostegno del Manifesto Oltre la crisi. Più famiglie e più adozioni. Verso una nuova legge delle adozioni internazionali, inviate ai presidenti di Camera e Senato. Stavolta, infatti, la politica sembra meno distante dalle esigenze di tante coppie. Se infatti lo scorso 5 giugno il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, ha affrontato il tema in commissione Giustizia della Camera, proponendo la costituzione di una commissione interministeriale ad hoc composta dal suo stesso dicastero e da quelli degli Affari esteri, dell’Integrazione e delle Pari opportunità, a dar man forte alla battaglia per la riforma delle adozioni internazionali ci sono anche i disegni di legge depositati al Senato (19 marzo 2013) da Aldo Di Biagio (Scelta civica), e alla Camera (4 aprile 2013) da Mario Caruso (Scelta civica).
Lo stesso Caruso e il collega Khalid Chaouki (Pd), hanno illustrato, in una conferenza stampa a Montecitorio che ha avuto per slogan Verso una nuova cultura dell’accoglienza, i punti principali della riforma della legge 184 del 1983 sull’adozione internazionale: passaggio dalla selezione all’accompagnamento delle coppie prima, durante e dopo l’adozione; snellimento dell’iter, abbattimento dei costi; razionalizzazione della spesa pubblica; adozione inserita nella politica estera del Paese; modalità innovative di accoglienza.

All’appuntamento della Camera sono intervenuti anche il garante dell’Infanzia e dell’adolescenza del Lazio e coordinatore della conferenza dei garanti regionali, Franco Alvaro, e il presidente dell’Ai.Bi., Marco Griffini, per il quale «questa è una legge che deve dare speranza alle 14 mila famiglie che hanno firmato il Manifesto» e che costituiscono «solo la punta dell’iceberg di un esercito di famiglie che potrebbe fare dell’adozione la scelta di vita ma la cui speranza viene distrutta dalla burocrazia. È bello che questa legge – ha concluso Griffini – sia portata avanti da due membri della commissione Affari esteri, perché è lì che si gioca la partita del cambiamento».

Chiamato in causa, Caruso è sulla stessa linea: «È assurdo e mortificante che per adottare un bambino si debba aspettare 3 o 4 anni, con spese enormi. Cercherò con tutte le forze – ha aggiunto – di seguire attentamente questa legge, in modo che faccia il suo corso, e che venga modificata in tempi brevi».
Altro argomento delicato investe la Kafala, l’istituto di tutela e di protezione del minore islamico, riconosciuto dalla Convenzione Onu del 1989 ma non disciplinato in Italia. Un tema trattato da Chaouki: «È ora di far conoscere questa possibilità in una chiave diversa, di aprire le adozioni anche a Paesi di maggioranza musulmana come il Marocco, e offrire la possibilità anche alle famiglie di origine straniera (arabo-musulmane) radicate in Italia, di diventare anch’esse protagoniste di questo percorso di adozione attraverso la kafala».

Vedi: OPITALITA' CONVENTUALE Elenco: ABBAZIE, CONVENTI, MONASTERI IN ITALIA


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Libro III
INCOMINCIA IL LIBRO DELLA CONSOLAZIONE INTERIORE


Capitolo I
CRISTO PARLA INTERIORMENTE ALL'ANIMA FEDELE


"Darò ascolto a quello che stia per dire dentro di me il Signore" (Sal 84,9). Beata l'anima che ascolta il Signore che le parla dentro, e accoglie dalla sua bocca la parola di consolazione. Beate le orecchie che colgono la preziosa e discreta voce di Dio, e non tengono alcun conto dei discorsi di questo mondo. Veramente beate le orecchie che danno retta, non alla voce che risuona dal di fuori, ma alla verità, che ammaestra dal di dentro. Beati gli occhi, che, chiusi alle cose esteriori, sono attenti alle interiori. Beati coloro che sanno penetrare ciò che è interiore e si preoccupano di prepararsi sempre più, con sforzo quotidiano, a comprendere le cose arcane del cielo. Beati coloro che bramano di dedicarsi a Dio, sciogliendosi da ogni impaccio temporale.

Comprendi tutto ciò, anima mia, e chiudi la porta dei sensi, affinché tu possa udire quello che ti dice interiormente Iddio, tuo signore. Questo dice il tuo diletto: "Io sono la tua salvezza" (Sal 34,3), la tua pace, la tua vita; stai accanto a me e troverai la pace; lascia tutte le cose che passano, cerca le cose eterne. Che altro sono le cose corporali, se non illusioni? E a che gioveranno tutte le creature, se sarai abbandonata dal Creatore? Oh, anima mia, rinuncia a tutto e fatti cara e fedele al tuo Creatore, così da poter raggiungere la vera beatitudine.

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Archivio preghiere per ogni occasione

Preghiamo
- Inserimento 17 Giugno 2013



Commuovi il mio cuore


Ti prego, o mio Salvatore,
liberami dall'inganno e dall'orgoglio.
Insegnami a vedere chi sono io e chi sei tu.
Commuovi il mio cuore,
affinché senta ciò che tu hai fatto.

Nell'ora, o Cristo Gesù,
in cui mutasti il nostro destino,
tu fosti completamente solo.
Nessuno accanto a te:
non comprensione, non amore.
Portasti da solo la nostra colpa
dinanzi alla giustizia di Dio.
Ma ora ci hai accolti
nella tua redenzione.
Ti supplico:
dammi di conoscerti
e di essere accanto
a te col mio amore.

ROMANO GUARDINI







Inserimento del 17 Giugno 2013 - Ogni Giorno Con il Tuo Angelo Custode e Con Madre Teresa



Il Tuo Angelo Custode

Voi avete offerto al Creatore otto anime immortali e avete accolto nel vostro amore due anime abbandonate. Avete radicato la fede nei loro cuori. Pensate che in questo modo avete arricchito il Cuore traboccante di tenerezza del Padre celeste. Sublime mistero che lo spirito umano è incapace di penetrare! Mettete la vostra gloria e la vostra fierezza in questo mistero. Avete giustamente obbedito all’ordine del vostro Creatore. “Siate fecondi, moltiplicatevi!” (Gn 1,28). Il Signore ricolma la vostra famiglia con le sue benedizioni.


Madre Teresa di Calcutta

“Credo che la cosa più importante che facciamo sia sorridere alla gente. Però lo facciamo con molto amore”.

In Cammino con Padre Pio - Inserimento del 17 Giugno 2013
La carità, il gaudio e la pace sono virtù che rendono l’anima perfetta intorno a ciò ch’ella possiede, la pazienza poi la rende perfetta intorno a ciò che sopporta.
Questo è quello che occorre per la perfezione interiore dell’anima. Per quello che occorre per la perfezione esterna ella ha bisogno di virtù, alcune delle quali riguardano il come deve l’anima che tende alla perfezione diportarsi col prossimo, altre virtù poi riguardano il regime dei propri sensi.
In quanto alle virtù che ella abbisogna inverso del suo prossimo ne viene per prima la benignità, colla quale l’anima divota, coi suoi tratti piacevoli, cortesi, civili, alieni da ogni rozzezza attira coloro coi quali tratta e pratica ad imitarla nella vita divota.
Ma tutto questo è ben poca cosa ancora. Conviene scendere ai fatti: ed ecco che ne viene subito la benignità, virtù che spinge l’anima ad essere ad altri di giovamento. E qui è bene notare due cose assai importanti per l’anima che tende a perfezione. Una di esse si è il vedere che il prossimo non si approfitta del bene che gli si fa; l’altra è il vedere che non solo il prossimo non sempre si approfitta del bene che gli si fa, ma quello che èpeggio, corrisponde alle volte con offese, con oltraggi. Lanima non bene accorta spesso avviene che cade nell’inganno. Iddio ci guardi dall’essere presi in simili agguati tesici dal nemico per farci rovinare e correre senza premio.
E necessario perciò che ci armiamo contro del primo agguato della bella virtù della longanimità, la quale èuna virtù che non fa indietreggiare giammai l’anima dal procurare il bene altrui, anche quando ella vede che nessuno profitto ne ricava il prossimo. Contro del secondo bisogna premunirsi della mansuetudine, la quale fa reprimere l’ira, anche quando vedesi corrisposta con ingratitudine, con oltraggi e con offese.
Ma tutte queste belle virtù non bastano ancora se non vi si aggiunge la virtù della fedeltà, mediante la quale l’anima devota acquista credito ed ognuno si assicura che nel suo operare non vi è doppiezza.

(23 ottobre 1914 a Raffaelina cerase - Ep. II. p. 197)

Archivio: Catechesi - Essere Cristiani Oggi - Ultimi Inserimenti:
Gianfranco Ravasi

Gianfranco Ravasi è un cardinale, arcivescovo cattolico e biblista italiano, teologo, ebraista ed archeologo. Dal 2007 è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.


LANTERNA - Archivio Riflessioni Eucaristiche
Archivio Riflessioni Eucaristiche

Luce Dei Miei Passi,
Guida Al Mio Cammino, È La Tua Parola

UN MIRACOLO PERPETUO

Cari fratelli, con la Messa giungiamo alla fine delle meraviglie del Signore Gesù. Egli squarciò la viva roccia, uscì dalla tomba, ascese al cielo, lontano dalla terra, sicuro dalla profanazione: il corpo e l’anima che egli assunse naturalmente condividono la libertà sovrana e l’indipendenza dell’onnipotenza. Ma egli è così innamorato del carcere, da doversi proporre di rivisitare la terra per potersi di nuovo sottomettere ad esso, per quanto è possibile. Attribuisce un tale valore al fatto di essere soggetto alle sue creature da fare effettivamente in modo, prima di andarsene, nella sera stessa del tradimento, di perpetuare la sua prigionia fino alla fine del mondo, dopo la sua morte.
Fratelli, la grande verità sta ogni giorno davanti ai nostri occhi. Egli ha decretato il miracolo perpetuo per il quale il suo corpo e il suo sangue sono presenti in simboli visibili: in questo modo assicura il miracolo perpetuo dell’onnipotenza imprigionata. Prese il pane, lo benedisse e lo fece suo corpo. Prese il vino, rese grazie, e lo fece suo sangue. E diede ai suoi sacerdoti il potere di compiere ciò che egli aveva compiuto.

JOHN HENRY NEWMAN



La Riflessione di Oggi La Riflessione di Oggi - 17 Giugno 2013
Archivio Autori Antichi o Moderni


La nostra preghiera deve essere pubblica e universale



Innanzitutto il dottore della pace e maestro dell’unità non volle che la preghiera fosse esclusivamente individuale e privata, cioè egoistica, come quando uno prega soltanto per sé. Non diciamo «Padre mio, che sei nei cieli», né: «Dammi oggi il mio pane», né ciascuno chiede che sia rimesso soltanto il suo debito, o implora per sé solo di non essere indotto in tentazione o di essere liberato dal male. Per noi la preghiera è pubblica e universale, e quando preghiamo, non imploriamo per uno solo, ma per tutto il popolo, poiché tutto il popolo forma una cosa sola». Il Dio della pace e maestro della concordia, che ha insegnato l’unità, volle che ciascuno pregasse per tutti, così come egli portò tutti nella persona di uno solo.

Osservarono questa legge della preghiera i tre fanciulli rinchiusi nella fornace di fuoco, quando si accordarono all’unisono nella preghiera e furono unanimi nell’accordo dello spirito. Lo afferma la divina Scrittura. Dicendoci che hanno pregato uniti, ci dà un modello da seguire, perché facciamo così anche noi. Allora, dice, quei tre a una sola voce cantavano un inno e benedicevano Dio (cfr. Dn 3, 51). Parlavano come a una sola voce, e Cristo non aveva ancora insegnato loro a pregare. Proprio perché pregavano così, le loro parole furono efficaci ed esaudite: la preghiera ispirata alla pace, semplice e interiore si guadagna la benevolenza di Dio. Troviamo scritto che gli apostoli pregavano così assieme ai discepoli dopo l’ascensione del Signore. «Erano», si dice, «tutti assidui e concordi nella preghiera insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù, e con i fratelli di lui» (At 1, 14).

Erano assidui e concordi nella preghiera, manifestando, sia con l’assiduità della loro preghiera sia con la concordia, che Dio, il quale fa abitare unanimi (cfr. Sal 67, 7) nella casa, non ammette nella divina ed eterna dimora se non coloro che pregano in fusione di cuori. Quali e quante poi sono, fratelli carissimi, le rivelazioni della preghiera del Signore! Esse si trovano raccolte in una invocazione brevissima, ma carica di spirituale potenza. Non c’è assolutamente nulla che non si trovi racchiuso in questa nostra preghiera di lode e di domanda. Essa, perciò, forma un vero compendio di dottrina celeste. L’uomo nuovo, rinato e rifatto dal suo Dio per mezzo della sua grazia, in primo luogo dice «Padre», perché ha già incominciato ad essergli figlio. «Venne tra la sua gente», è scritto, «ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome» (Gv 1, 11-12). Chi, dunque, ha creduto nel suo nome ed è diventato figlio di Dio, deve cominciare di qui, dal rendere grazie e professarsi figlio di Dio allorché indica che Dio gli è Padre nei cieli.




Dal trattato «Sul Padre nostro» di san Cipriano, vescovo e martire
(Nn. 8-9; CSEL 3, 271-272)
Spedizione del Singolo Libro con la Velocissima Posta Prioritaria

Ogni Giorno Con I Padri della Chiesa Alcuni Brani: Padri della Chiesa - Inserimento 17 Giugno 2013

Preghiera dopo la Comunione

Ti rendiamo grazie, Padre santo,
per il tuo santo nome
che hai fatto abitare nei nostri cuori,
e per la conoscenza, la fede e l’immortalità
che ci hai rivelato
per mezzo di Gesù tuo servo.
A te gloria nei secoli.

Tu, Signore onnipotente, hai creato
ogni cosa a gloria del tuo nome;
hai dato agli uomini cibo e bevanda
a loro conforto,
affinché ti rendano grazie; ma a noi hai donato
un cibo e una bevanda spirituali
e la vita eterna per mezzo del tuo servo.

Didachè 10,2-3
Ultimi Inserimenti

Archivio Padri Della Chiesa: Febbraio - Marzo - Aprile - Maggio - Giugno - Luglio - Agosto - Settembre


Archivio: Archivio Omelia Domenicale di Don Michele diacono della Diocesi di Lucera-Troia (Fg)

Narrare la fede ai figli - Archivio
Essere Genitori a cura di Don Michele Cuttano


Domenica 16 Giugno 2013 XI Domenica del T. O. Anno C LETTURE: 2 Sam 12,7-10.13; Sal 31; Gal 2,16.19-21; Lc 7,36-8,3 UN CUORE CHE TI PERDONA TUTTO QUEL CHE FAI…
La Famiglia, Dono e Impegno, Speranza dell'Umanità"

Documenti - La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II
Vedi Anche: Il Libro Segnalato Coppia, Matrimonio, Famiglia, Genitori, Figli Sconto 15%

RAIUNO A sua immagine - Il Papa risponde alle Domande su Gesù - 7 Video RAIUNO A sua immagine - Il Papa risponde alle Domande su Gesù
7 Video

VIDEO CATECHESI A CURA DI PADRE CALUDIO TRAVERSO Video Catechesi
a cura di Padre Claudio Traverso
Lectio Divina Personaggi Biblici
Preghiere Ricevute e inviate a tutta la Mailing_list Una Pillola per lo Spirito Preghiamo Insieme
Novena Divina Misericordia La Novena alla Divina Misericordia
I Sette doni dello Spirito Santo I Sette doni dello Spirito Santo: Sapienza Intelletto Consiglio Fortezza Scienza Pietà Timore di Dio
Ultimo Messaggio della Regina della Pace Ultimo Messaggio Medjugorje
2 Giugno 2013

Preghiere di Madre Teresa di Calcutta Scritti Preghiere
e Fioretti di Madre Teresa
Catechesi
di Giovanni Paolo II sull'Eucaristia
Ogni Giorno una Riflessione Tratta dalla Regola di San Benedetto Ogni Giorno una Riflessione Tratta dalla Regola di San Benedetto

Il Mattutino di Gianfranco Ravasi anno 2011
Vedi Anche: La Nostra Selezione di Libri di Gianfranco Ravasi con Sconto dal 10 al 15%


I «sette peccati capitali»:
i vizi a cui si possono ricondurre tutti i peccati umani

«superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o accidia».


Archivio: Ultimo Inserimento:
In Dialogo il Teologo Risponde

12 Giugno 2013 Perché quando si entra in chiesa ci si segna con l’acqua benedetta?


Vorrei sapere il significato dell’uso di farsi il segno della croce con l’acqua benedetta all’ingresso in chiesa e se è corretto usare l’acqua per segnarsi anche all’uscita, ovvero usarla 2 volte.

Massimo Volpe





VAI SU: Risponde don Roberto Gulino, docente di Liturgia alla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.



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Statua San Michele Arcangelo In Polvere di Marmo Dipinta a Mano Artigianato Italiano
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