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| L Auser da voce a chi non ha
voce: le anziane, una risorsa per il Paese (Roma) L'AUSER Nazionale ha deciso di affrontare il tema della parità fra uomo e donna promuovendo l'indagine presentata ieri, "Le pari opportunità tra generi e generazioni, è stata realizzata in tre regioni Veneto, Lazio e Sicilia da Servizi Nuovi e con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Diritti e Pari Opportunità. La percentuale delle donne iscritte allAuser oscilla fra il 58 e il 60%, con un incremento di circa il 10% dal 2001 ad oggi.Pero' a tante donne iscritte all'associazione non corrispondono tante donne dirigenti. Ed è questo uno degli aspetti che lassociazione ha voluto indagare, cercando il mezzo per recuperare questo gaparrivando al piu' presto al 50% delle cariche dirigenziali ricoperte da donne". Altro aspetto considerato dalla ricerca il fenomeno delle donne anziane vittime di violenza fra le mura domestiche, e che vede vittime soprattutto le donne dai 70 agli 85 anni. L'associazione ha deciso di scendere in campo, facendo emergere il problema e "dando voce a chi non ha voce" con dei Punti di Ascolto aiutando le donnead affrontare il momento piu' delicato quello del primo contatto con i servizi. Terzo ed ultimo aspetto affrontato dall'indagine dell'Auser e' stato quello della difficile "conciliazione" che le donne devono realizzare tra il tempo dedicato alla cura e all'organizzazione domestica da un lato e gli spazi di lavoro e per se' dall'altro. Il secondo aspetto, soprattutto, rappresenta una delle una delle prossime sfide dell'Auser lanciata in occasione della presentazione dell'indagine. Allo scopo, l'Auser si attiverà, attraverso la rete delle sue associazioni, per dare ascolto e compagnia alle donne anziane vittime di violenze intrafamiliari, raccogliere i bisogni da trasformare in domanda ed aiutarle ad affrontare il momento più delicato della denuncia e/o il primo contatto con i servizi. "E' grave che nel nostro Paese non esista una legge che affronti il tema della violenza ai danni di anziani e persone deboli - ha detto il presidente nazionale Michele Mangano- tranne alcuni articoli del Codice Penale, il vuoto è assordante. Il disegno di legge approvato dal governo nel dicembre del 2006 per la sensibilizzazione, la prevenzione e la repressione di violenza, anche in ambito familiare, è rimasto al palo. Ci auguriamo che il prossimo governo attivi un percorso per arrivare all'approvazione del testo". In sintesi sono emersi questi aspetti con dati Istat e da altre fonti elaborati da Auser: 1)La violenza sulle donne anziane Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne italiane da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner; se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo. Sono dati letteralmente spaventosi, che tuttavia mobilitano ben poche energie perché il fenomeno è nascosto: nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo: raggiunge circa il 96% delle violenze subite da un non partner e il 93% di quelle subite dal partner. Ancora meno conosciuto è il fenomeno delle violenze subite dalle donne anziane. Le indagini dell'Istat si limitano a rilevare dati relativi alle donne fino a 70 anni. In altre ricerche il campione si arresta a 59 anni. Più in generale, se i dati sono scarsi relativamente alla violenza fisica e sessuale nei confronti delle donne, ancora peggiore è la situazione delle statistiche riguardanti gli abusi e i maltrattamenti ai danni degli anziani. Quello che è certo è che le persone over 65 sono in prevalenza donne e che ragionevolmente, quindi, sono proprio le anziane a essere particolarmente esposte al rischio di vedere violata la propria integrità fisica e morale. Tipologie di maltrattamento agli anziani In sostanza, la violenza e gli abusi, oltre che manifestarsi con comportamenti aggressivi, comprendono le forme di contenzione fisica e di limitazione della libertà attraverso l'uso di mezzi materiali, la violenza psicologica che si esercita con azioni tese a condizionare le scelte degli anziani e a manipolarne le informazioni di cui dispongono, le privazioni, gli atti che accelerano la perdita delle capacità e dell'autonomia, la violazione dei diritti, i furti di denaro e preziosi, l'estorsione di notizie sfruttando le situazioni di debolezza e di dipendenza. Il rischio maggiore di violenza si registra nelle persone anziane con demenza o morbo di Alzheimer o patologie psichiatriche. Anche l'isolamento sociale è un elemento che fa aumentare il rischio di subire violenza. Chi maltratta gli anziani? La maggior parte degli abusi ai danni delle persone anziane avviene in ambito domestico. I pochi dati a disposizione indicano che gli agenti dei maltrattamenti sono in primo luogo i figli, poi i coniugi e altri portatori dei compiti di cura (ad esempio le assistenti familiari). Non meno grave è l'ambito dei maltrattamenti all'interno di strutture e servizi socio-assistenziali, che si traduce in violenze fisiche, in negligenza e nell'abuso dei mezzi di contenzione. Un altro tema che merita attenzione è quello delle truffe e dei raggiri: in questo caso gli autori sono soprattutto persone esterne alla famiglia, che spesso fanno leva sulla solitudine degli anziani e sul loro desiderio di avere qualcuno con cui parlare. 2) Donne, associazionismo e partecipazione Secondo l'Istat, sono circa 2 milioni le italiane che svolgono attività di volontariato, superando ormai la partecipazione maschile in numerose regioni, sia del sud che del centro e del nord Italia. L'elevata partecipazione delle donne non comporta però risultati altrettanto consistenti in termini di rappresentanza. Secondo una ricerca FIVOL, su 5.000 organizzazioni esaminate, la carica di presidente è ricoperta da un uomo nel 70,3% dei casi e soltanto per il rimanente 29,7% da una donna. Questo sottodimensionamento della presenza femminile ai vertici delle organizzazioni di volontariato distingue l'Italia nel contesto europeo, dove la situazione è pressoché ribaltata. Se prendiamo a riferimento i dati del CEV (Centro europeo del volontariato) che riunisce rappresentanze del volontariato di 26 diversi paesi, vediamo che circa il 70% dei gruppi dirigenti è al femminile (e che circa la metà delle donne che li compongono sono al di sotto dei 45 anni). La questione della rappresentanza delle donne ai vertici delle organizzazioni di volontariato non può prescindere dal tema più generale della scarsa presenza delle donne in politica o ai vertici delle grandi aziende. La percentuale delle donne nel parlamento italiano è del 15% - ben al di sotto della media europea, ma anche di molti Paesi in via di sviluppo (il Rwanda ha il 48% di parlamentari donne). I livelli di maggiore responsabilità delle 1.300 maggiori aziende europee contano solo il 3% di figure femminili nei consigli di amministrazione, ma nelle aziende italiane tale percentuale è meno della metà. Quali sono gli ostacoli alla leadership delle donne: scarsa abitudine alla partecipazione; diverso approccio con il potere, meno aggressivo, più cooperativo e orientato ai risultati e all'efficacia delle azioni; assenza di modelli di riferimento; gli impegni di cura; meccanismi di nomina ed elezione che non favoriscono le donne. Il discusso sistema "delle quote rosa": Dove applicato, il sistema delle quote ha consentito di aumentare significativamente la presenza delle donne nella vita politica. Un sistema alternativo a quello delle quote è quello della 'democrazia paritaria'. L'idea di base consiste nel vincolo di una eguale presenza di candidati dei due generi nelle liste elettorali, preservando così la libertà degli elettori di scegliere a chi destinare il proprio voto, ma promuovendo al contempo la presenza femminile. Auser e le donne: qualche dato In Auser, per ogni 100 uomini ci sono 130 donne. Nelle tre regioni oggetto dell'indagine (Veneto, Lazio e Sicilia) la percentuale delle donne iscritte oscilla fra il 58 e il 60%, con un incremento di circa il 10% dal 2001 ad oggi. Però a tante donne iscritte all'associazione non corrispondono tante donne dirigenti. Le donne dirigono sedi associative solo nel 28% dei casi. In che misura Auser rivolge la propria attività alle donne, soprattutto in quanto destinatarie delle prestazioni di volontariato? E che cosa fa per loro? Un primo dato emerge con tutta evidenza. Le donne interpellano Auser in misura molto maggiore degli uomini: costituiscono infatti ben il 70% delle persone che si rivolgono al servizio di telefonia sociale dell'associazione Filo d'argento, vale a dire che per 100 persone assistite di sesso maschile ve ne sono 239 di sesso femminile. La percentuale che si è detta cresce ulteriormente se si prendono in considerazione le persone che vivono da sole. Per quanto le riguarda, la proporzione è addirittura di 100 a 501, e se in questo caso, certamente, gli effetti di composizione della popolazione nel suo complesso hanno un peso rilevante, resta il fatto che molte anziane sole hanno 'scoperto' il Filo d'argento e sono propense ad 'approfittarne' in misura maggiore degli uomini. Gli elementi emersi: 1) Le donne dell'Auser vogliono contare di più. Prevale la voglia di partecipazione delle donne alle decisioni che le riguardano e, la voglia di assumere nuove responsabilità all'interno dei gruppi dirigenti dell'associazione, a tutti i livelli. 2) la conciliazione, che nel caso di Auser significa innanzi tutto conciliazione tra le responsabilità collegate alle attività di volontariato ('esterno' o 'interno') e le tante altre della vita quotidiana, che gravano sulle spalle delle donne più che su quelle degli uomini. Le donne impegnate in Auser a volte faticano a 'mettere insieme' l'impegno nel sociale e quello a sostegno del proprio nucleo familiare. A partire da questo assunto, per altro, la riflessione può allargarsi fino a sollevare l'interrogativo se non sia possibile costruire iniziative che 'socializzino' una parte del lavoro di cura che le donne svolgono individualmente: perché mai, ad esempio, la cura dei nipoti deve avvenire in forma strettamente privata, e spesso essere sentita come un onere gravoso, mentre potrebbe costituire anche un momento di incontro tra le nonne (e i nonni). 3) la violenza nei confronti delle donne e, in particolare, delle donne anziane. Nello specifico la violenza domestica. E' ragionevole immaginare che le attività di Auser di ascolto e supporto, possano contribuire a portare alla luce una piaga che coinvolge milioni di donne e che, per quelle di età più avanzata, allo stato degli atti risulta pressoché invisibile. Ancora, forse non è da sottovalutare il ruolo che Auser può svolgere nei confronti di altri soggetti - questa volta anche istituzionali - sul piano della sensibilizzazione al problema, contribuendo a creare, nei contesti locali, forme di governance meglio attrezzate ad affrontarlo. "Coinvolgere di più e meglio le donne nelle attività e nel gruppo dirigente dell'Associazione per sviluppare quelle politiche di genere e di pari opportunità utili per fare contare di più le donne, in particolare le donne anziane, nell'Associazione e nel Paese - ha concluso il presidente Michele Mangano- Questo ci chiede la Costituzione all'art. 3 ed all'art. 51 e questi obiettivi vogliamo perseguire secondo i contenuti e i valori della Costituzione e per realizzare una vera parità fra uomini e donne, come vuole anche la Carta dei Diritti d'Europa." Hanno presentato lindagine, oltre al presidente Auser nazionale: Laura Martini, della Presidenza nazionale Auser. Ad illustrare la ricerca Alessandro Montebugnoli, di Servizi Nuovi, Linda Laura Sabbadini, Direttora Centrale Istat per le indagini su condizione e qualita' della vita, Valeria Aiovalasit, Presidente Nazionale di Arci Donna, esperta di politiche di genere, Manuela Moroli, Coordinatrice della rete dei Centri Antiviolenza, i presidenti Auser delle regioni in cui si e' svolta la ricerca Giuseppe Caruana, Auser Sicilia; Antonio Lago, Auser Veneto e Linda Moroni, Auser Lazio; i rappresentanti di Spi e Cgil.
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