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| Nasce "Dritto e Rovescio"
l'associazione culturale e di volontariato L'Associazione si associa alla preoccupazione per le contestazioni dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti di Grosseto contro le visite pastorali del Vescovo nelle scuole cittadine Grosseto: In questi giorni nella nostra città si é costituita una nuova associazione culturale e di volontariato "Dritto e Rovescio" con presidente Vera Bardi. I soci fondatori sono:Vera Bardi, Roberto Vannini, Massimiliano Mecheroni, Amedeo Gabbrielli, Paolo Pontarelli, Luigi Cerbone, Deborah De Laurentis, Laura Bartolini, Grazia Nelli, Rino Socci, Beixi Pena Bianet. L'Associazione intende essere testimone di quei valori cristiani fondanti della nostra società: difesa della vita e della famiglia ed impegnarsi affinché nella società si sviluppi nei cittadini un maggior senso di sussidiarie e solidarietà. L'Associazione "Dritto e Rovescio" si associa a quanto già espresso nei giorno scorsi da Amedeo Gabbrielli segretario del Comitato Comunale UDC su alcuni giornali locali in merito alla preoccupazione per le contestazioni dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti di Grosseto contro le visite pastorali del Vescovo nelle scuole cittadine. La notizia di ieri che l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti di Grosseto che avrebbe fatto ricorso al TAR ha lasciato tanto rammarico ed incredulità di quanto stia accadendo, perchè così tanta rabbia verso la chiesa? Giacché si pongono, nella vicenda, questioni di carattere giuridico, è doveroso ricordare che proprio il concordato (Accordo ratificato con Legge 25 marzo 1985, n.121) al n. 2 stabilisce che «la Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare é assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica». "Per quanto riguarda la Scuola, - afferma il presidente Vera Bardi - in particolare, il medesimo Concordato al n. 30 precisa che «la Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, é garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All'atto dell'iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto su richiesta dell'autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione». Con tali premesse è da aggiungere che tutte le asserite violazioni che normalmente vengono denunciate si sostanzierebbero nell'interpretazione del d.lgs. 297/1994 (T. U. in materia di istruzione) e più ancora della sentenza 489/95 del TAR Veneto che ritenne illegittimità la delibera del Consigli di circolo che disponeva lo svolgimento di pratiche religiose in orario scolastico, ravvisando che la celebrazione di liturgie o di riti religiosi rappresenta un'attività del tutto estranea alla scuola e alle sue attività istituzionali. E' però ovvio che non va nè a dir Messa nè a celebrare altre liturgie nella scuola un Vescovo che, per conoscere ogni realtà del territorio affidatogli, si incontra con enti e istituzioni di ogni tipo indubbiamente "laiche", come caserme, Consigli comunali." "Le visite del Vescovo nelle scuole - prosegue Bardi - non si sono mai concretizzate nella celebrazione di sacramenti, né nel fare teologia, ma nel dialogare e quindi ascoltare le domande, l'esposizione di situazioni di vita e poi rispondere, come risponde l'esperienza cristiana ai bisogni degli uomini, e questo fa il Vescovo quando entra nelle scuole non per celebrare, ma ci va con l'apporto culturale, storico e di esperienza. Non si comprende perché, poi, si debba impedire al Vescovo di poter parlare, ad esempio, di pace, di amore tra i popoli, di fratellanza, di giustizia sociale e forse anche di morale, quando nel passato sono stati organizzati proprio nelle scuole incontri con ex terroristi." "A dimostrazione della strumentalità della polemica, - conclude Bardi - si può aggiungere oltretutto che il TAR Veneto, Seconda Sezione, con la recente sentenza n.3635 del 15 novembre 2007 ha respinto il ricorso proposto dall'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti proprio contro la delibera di un Consiglio di Istituto che autorizzava la visita del locale Vescovo alla relativa comunità scolastica, condannando, peraltro, la stessa Unione al pagamento delle spese legali quantificate in 6.000 Euro. Ci permettiamo di considerare che forse ci sono modi più proficui ed intelligenti di impiegare risorse finanziarie."
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