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Acqua, un bene per tutti . Il 22 marzo è la giornata mondiale dell'acqua. E c'è chi propone di inserire il diritto all'acqua nella Carta dell'Onu per i diritti umani






All'ultima Biennale d'Arte di Venezia la tela di un pittore africano rappresentava un uomo che vola nel cielo stellato alla ricerca dell'acqua Si stima che il minimo vitale a persona siano 50 litri di acqua al giorno, necessari per i bisogni primari come bere, cucinare, lavarsi. Ma nel mondo una persona su sei non ha accesso a questa quantità.

Sono diverse le iniziative nel mondo in occasione della giornata mondiale dell'acqua, che ricorre il 22 marzo. Questa data è stata stabilita dalle Nazioni Unite in occasione del Summit della Terra di Rio del 1992, per ricordare che l'acqua è vita, è un diritto per tutti, è una risorsa limitata che dovrebbe essere conservata e gestita con equità.

Nel suo messaggio per il 22 marzo, il papa afferma: «L'acqua, bene comune della famiglia umana, costituisce un elemento essenziale per la vita, la gestione di questa preziosa risorsa deve essere tale da permettere l'accesso a tutti, soprattutto ai poveri, garantendo la vivibilità del pianeta sia della presente sia delle future generazioni. E sui principi di sussidiarietà, solidarietà e responsabilità conclude: «In tale direzione, la gestione sostenibile dell'acqua diviene una sfida socio-economica, ambientale ed etica, tale da coinvolgere non solo le istituzioni, ma la società intera».

Far in modo che entro il 2020 nessun muoia più di sete, far riconoscere l'acqua come bene comune mondiale, creare un'autorità mondiale per l'acqua, modificare la priorità delle finanza mondiale a favore di investimenti in linea con il principio dell'acqua bene comune, partire dal contesto mondiale per creare comitati cittadini di gestione delle risorse idriche. Sono le cinque proposte che il Cipsi, coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale, lancia per riportare nel dibattito pubblico la questione del diritto all'acqua in vista della Giornata mondiale.

Il Cipsi, che riunisce 45 ong e associazioni di solidarietà internazionale, punta per rilanciare la campagna triennale Libera l'Acqua, avviata lo scorso novembre.

L'obiettivo è sensibilizzare e informare sul diritto all'acqua come bene comune e, soprattutto, raccogliere i fondi per la realizzazione di 14 progetti in 13 Paesi (Camerun, Eritrea, Etiopia, Mozambico, Repubblica democratica del Congo, Uganda, Argentina, Brasile, El Salvador, Haiti, Cambogia, Palestina, Sri Lanka) per garantire l'accesso all'acqua potabile a 400mila persone.

«Oggi non è scontato che l'acqua sia un diritto» afferma il presidente del Cipsi Guido Barbera. «Non è riconosciuto come tale nella Dichiarazione universale dei diritti umani e non lo è nei fatti». Il comunicato del Cipsi sottolinea che 3,4 milioni di persone muoiono ogni anno per non aver accesso all'acqua potabile e 2,6 miliardi di esseri umani, quasi la metà della popolazione mondiale, non hanno accesso a nessun servizio idrico e igienico.

Il Cipsi propone che in occasione del 60esimo anniversario della Dichiarazione universale si possa festeggiare con un fatto concreto: inserire il diritto all'acqua nella Carta dei diritti dell'uomo. «Il 10 dicembre non è lontano ma se c'è la volontà politica si può fare» afferma Barbera. «Ma riconoscere il diritto non basta se non lo portiamo a tutti. Bisogna liberare l'acqua dai cartelli, dalle speculazioni. L'acqua non è un problema legato alle zone geografiche ma al rapporto ricchezza e povertà. Anche in Africa i ricchi hanno l'acqua e anche in Italia ai poveri si tagliano i rubinetti se non pagano le bollette».

«Non possiamo permettere di arrivare nel 2050 con oltre un miliardo di profughi idrici. La responsabilità è nostra. E questa giornata mondiale deve essere l'occasione per risvegliare e tenere alta l'attenzione ».

«C'è chi si sta organizzando per gestire quello che prima che un diritto universale sembra essere considerato una risorsa da sfruttare» afferma Barbera. Due settimane fa il presidente del World Economic Forum Klaus Schwab ha dichiarato che è necessario un patto mondiale dell'acqua. Coca Cola e Pepsi hanno aderito all'iniziativa. Secondo Barbera «Il patto per l'acqua devono farlo i cittadini, non le multinazionali».









Tratto da: http://www.vita.it
di Emanuela Citterio (e.citterio@vita.it)



inserimento in data 21 Marzo 2008








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