Iniziazione alla vita spirituale

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Bisogna estirpare il desiderio di godere

La Scrittura ci dice che solo un piccolo numero trova la strada ripida che conduce alla vita, e che noi dobbiamo sforzarci di entrare per la porta stretta, «perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno» (Lc 13,24). Bisogna individuarne la causa, precisamente, nella nostra ripugnanza a perseguitare noi stessi. Forse controlliamo i nostri vizi più gravi e pericolosi, ma ci fermiamo là. Lasciamo che le nostre piccole fantasie si sviluppino liberamente, a loro piacere. Non facciamo furti né truffe, ma i pettegolezzi sono la nostra delizia. Non ci ubriachiamo, ma abusiamo di tè e di caffè. Il nostro cuore rimane pieno di desideri. Le radici non sono state estirpate e andiamo vagando all’avventura nella foresta vergine pullulata sul fertile terreno della nostra tenerezza verso noi stessi.

Attacca di fronte questa tenerezza verso il tuo io, perché è questa la radice di tutti i mali di cui soffri. Se non avrai tanta pietà verso te stesso, ben presto ti accorge- rai che sei proprio tu la causa della tua infelicità, perché rifiuti di comprendere che i mali che ti capitano sono in realtà una cosa buona. La tua tenerezza verso il tuo io, ti annebbia la vista. Non hai compassione che per te medesimo, e di conseguenza il tuo orizzonte non va più lontano. Il tuo amore è imprigionato in te stesso. Liberalo, e finirai di essere infelice. Rinuncia alle tue deleterie debolezze e alla tua insaziabile sete di benessere; attaccale su tutti i fronti! Condanna a morte il tuo appetito del piacere. Non lasciarlo respirare. Sii rigoroso con te stesso, rifiuta al tuo io carnale le briciole di godimento che ostinatamente reclama. Perché un’abitudine si fortifica con la ripetizione degli atti, ma muore se non le si dà del cibo. Sta’ bene attento di non chiudere al male la porta principale lasciando semiaperta una porta posteriore per la quale il nemico possa astutamente insinuarsi sotto altra forma.

A che servirebbe, per esempio, dormire sul duro se, nello stesso tempo, tu cercassi la tua soddisfazione nei bagni caldi? Che ti gioverebbe non fumare più, se poi dài libero corso alla smania di chiacchierare? Che profitto avresti a non chiacchierare, se ti butti a leggere romanzi seducenti? E a che ti servirebbe proibirtene la lettura, se dai libero sfogo all’immaginazione e ti lasci cullare da dolci chimere? Tutte queste cose non sono che forme diverse di una sola ed unica realtà: la sete insaziabile di soddisfare il tuo bisogno di godimento. Devi importi il dovere di estirpare anche il semplice desiderio di possedere oggetti graditi, di avere un senso di benessere, di avere i tuoi comodi.

Devi imparare ad amare le contrarietà, la povertà, la sofferenza, le privazioni. Devi imparare a seguire i precetti dei Signore: non dire cose inutili, non vestire con ricercatezza, obbedire sempre all’autorità, non guardare con passione una donna, non andare in collera, ecc. Tutti questi precetti ci sono dati perché li pratichiamo, non perché facciamo come se non ci fossero; altrimenti, il Dio di misericordia non ce li avrebbe dettati. «Se uno vuoi venire dietro a me, rinneghi se stesso» (Mt 16,24); il Signore si rimette alla volontà di ciascuno («se uno vuole») e allo sforzo personale («rinneghi se stesso»).

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