Iniziazione alla vita spirituale

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Umiltà e vigilanza

Chi si impegna nel combattimento interiore ha bisogno, ad ogni istante, di quattro cose: di umiltà, di una grandissima vigilanza, della volontà di resistere, e di preghiera. Si tratta di vincere, con l’aiuto di Dio, gli «Etiopi dei pensieri», buttandoli fuori dalla porta del cuore, sbattendo immediatamente i loro rampolli contro la Roccia (cf. Sal 137,9). L’umiltà è una condizione preliminare, poiché l’uomo orgoglioso viene eliminato dal combattimento una volta per tutte. La vigilanza è necessaria per riconoscere subito i nemici e custodire il proprio cuore libero dai vizi. La volontà di resistere deve essere presente fin dall’istante in cui ci si accorge del nemico. Ma poiché «senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5), la preghiera è l’asso di briscola da cui dipende tutta la battaglia. Un rapido esempio ti aiuterà a capire. Grazie alla vigilanza, ti accorgi che un nemico si avvicina alla porta del tuo cuore: sei tentato di pensar male di un fratello. Subito, la volontà di resistere è messa sull’attenti, e tu respingi la tentazione. Ma, all’ultimo istante, ti fa lo sgambetto un pensiero di amor proprio: «Sono sfuggito, grazie alla mia vigilanza! ». E la tua apparente vittoria diventa una terribile sconfitta. L’umiltà ha fatto naufragio. Se, al contrario, tu abbandoni al Signore tutta la lotta, non avrai più motivo di essere contento di te stesso, e resterai libero. E ben presto ti accorgerai che non c’è arma più potente del Nome del Signore.

Questo semplice esempio ti mostra che il combattimento va sostenuto senza posa. Le suggestioni cattive penetrano in noi come una rapida corrente, ed è necessario sbarrare loro la strada con estrema prontezza. «I dardi infuocati del maligno» (Ef 6,i6), di cui parla l’apostolo, piovono su di noi ininterrottamente. Senza tregua, quindi, dobbiamo gridare verso il Signore. «La nostra battaglia infatti non è contro cretature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef 6,12). Il combattimento, ci dicono i santi, inizia con la suggestione.

Viene poi il legamento, quando penetriamo più addentro in ciò che la suggestione ci ha arrecato. La terza tappa è il consenso, e la quarta è il peccato esternamente commesso. Il passaggio dall’una all’altra di queste quattro tappe può essere istantaneo; ma accade anche che si succedano come altrettanti gradini, il che permette di distinguerle. La suggestione batte alla porta, come un venditore ambulante che propone la sua mercanzia. Se lo si lascia entrare, egli incomincia il suo imbonimento, ed è difficile sbarazzarsi di lui, anche se ci si rende conto che la sua mercanzia non vale nulla. Ne segue il consenso, e infine l’acquisto, spesso a malincuore. Ci siamo lasciati travolgere da un inviato del Maligno. A proposito della suggestione, Davide ha detto: «Sterminerò ogni mattino tutti gli empi del paese» (Sal 101,8), poiché «non abiterà nella mia tenda chi agisce con inganno». Riguardo al consenso, Mosè disse: «Tu non farai alleanza con loro» (Es 23,32). Il primo versetto del Salmo i parla del legamento, secondo l’interpretazione dei Padri: «Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi». Infatti è molto importante tener fronte ai propri nemici «alla porta» (Sai 127,5), senza lasciarli entrare. Ma succede che la folla che si accalca alla nostra porta sia numerosa; sappiamo anche come lo stesso «Satana si maschera da angelo di luce» (2 Cor 11,14). Per questo i santi Padri ci avvertono di custodire il cuore puro da ogni suggestione, sensazione o immaginazione di qualsiasi genere. Non è infatti in nostro potere separare le suggestioni cattive da quelle buone: solo il Signore può farlo.

Noi quindi dobbiamo abbandonargli la cosa con fiducia sapendo che «se la città non è custodita dal Signore, invano veglia il custode» (Sai 127,2). Al contrario, dipende da noi stare in guardia perché nessun pensiero cattivo ci entri nel cuore (cf. Dt 15,9), e vigilare perché esso non si trasformi in una piazza di mercato dove una folla eterogenea si agita in continuo tumulto, di modo che ci diventa impossibile riconoscere quello che vi succede. Ladri e malfattori possono allora darsi convegno, ma tu vi cercheresti invano gli angeli della pace. La pace, e con essa il Signore della pace, fuggono da un tale luogo. Per questo egli ci ha detto per mezzo del suo apostolo: «Purificate i vostri cuori» (Gc 4,8), ed egli stesso ci avverte: «State attenti, vegliate e pregate» (Mc 13,33). Poiché se egli viene e trova il nostro cuore impuro, e noi addormentati, dirà: «Io non vi conosco!» (Mt 25,12). E l’ora di questa venuta è sempre imminente: se non è al presente momento, sarà in quello seguente; e se non è all’istante seguente, allora, è adesso. Poiché, come il Regno dei cieli, l’ora del giudizio è sempre attuale nel nostro cuore. Così dunque, se il custode non veglia, neppure il Signore veglierà; ma se il Signore non veglia, «invano veglia il custode» (Sal 127,1).

Di conseguenza, vegliamo alla porta del nostro cuore, ma senza mai smettere di chiamare il Signore in nostro aiuto. Non guardare dalla parta del nemico. Non entrare mai in discussione con lui: non ti è possibile resistergli. Grazie alla sua millenaria esperienza, egli sa benissimo come comportarsi per abbatterti immediatamente. Tienti in mezzo al campo di battaglia del tuo cuore, e solleva in alto lo sguardo. Allora il tuo cuore sarà protetto da tutti i lati, ad un tempo: il Signore stesso manderà i suoi angeli per custodirti a destra e a sinistra, e per impedire contemporaneamente che ti si prenda alle spalle. In altri termini, quando sei attanagliato dalla tentazione, non devi fermarti ad esaminarla, a riflettervi su, a pesare il pro e il contro. Facendo così, già insudici il tuo cuore, perdi tempo, e questo è già una vittoria per il nemico. Al contrario, senza il minimo indugio, rivolgiti verso il Signore e digli: «Signore, abbi pietà di me, peccatore!». E dal momento che tu hai ritirato il tuo pensiero dalla tentazione, ti verrà il soccorso. Non tenerti mai sicuro di te stesso. Non formare mai nel tuo spirito una buona risoluzione di questo genere: «Oh, sì! Farò benissimo! ». Non aver mai fiducia nelle tue forze per resistere ad una tentazione qualunque, grande o piccola. Al contrario, pensa: «Sono sicuro di cadere appena verrà». La fiducia in se stesso è un alleato pericoloso. Meno ti appoggerai su di essa, più sicuramente resisterai. Riconosci di essere debole, totalmente incapace di resistere al minimo buff etto del demonio. E allora, scoprirai meravigliato che egli non ha più alcun potere su dite. Se avrai fatto del Signore il tuo rifugio, sarai subito in condizione di proclamare che «non ti potrà colpire la sventura» (Sai 91,10). L’unica disgrazia che possa succedere ad un cristiano è il peccato. Se provi amarezza per essere caduto in un modo o in un altro, se ti opprimi di rimproveri e moltiplichi le risoluzioni di «mai più ricominciare», è segno certo che ti trovi sulla cattiva strada: ciò proviene dal fatto che la tua fiducia in te stesso si sente ferita. Colui che non ha fiducia in se stesso è profondamente stupito di non essere caduto più in basso e si sente pieno di riconoscenza. Egli ringrazia Dio di avergli mandato a tempo il soccorso, senza il quale sarebbe stato completamente schiacciato. Si rialza subito e riprende la sua preghiera con un triplice: «Dio sia lodato!». Un bambino viziato, quando cade, resta là a piangere a lungo. Cerca di attirarsi un segno di simpatia, una carezza che lo consoli. Ma tu, non fare storie; poco importa se stai male. Rialzati e riprendi la lotta. È normale che chi si batte, raccolga ferite. Solo gli angeli non cadono mai. Prega Dio che ti perdoni e non permetta più che tu venga sorpreso.

Non imitare l’esempio di Adamo rigettando la colpa sulla tua donna, o sul demonio, o su qualche altra causa esteriore. La causa della tua caduta sei tu stesso: mentre il Padrone era lontano da casa, hai lasciato entrare i ladri e i malfattori e portare via tutto a loro piacere. Prega Dio che questo non ti succeda più. Fu chiesto a un monaco: «Voi, che fate in monastero? ». Rispose: «Noi cadiamo e ci rialziamo, cadiamo e ci rialziamo, cadiamo e ci rialziamo ancora». In effetti, nella tua vita, pochi minuti passano senza che tu cada almeno una volta. Allora, prega Dio di aver pietà dite. Prega per ottenere perdono e grazia, supplica come può farlo un criminale condannato a morte, e ricordati che è solo per grazia che noi siamo salvati (Ef 2,5). Tu non puoi in nessun modo rivendicare come dovuta la liberazione e la grazia. Considerati come uno schiavo fuggitivo che, prostrato davanti al suo padrone, lo supplica di risparmiarlo. Questa deve essere la tua preghiera, se vuoi seguire la dottrina di s. Isacco il Siro e «rigettare il peso interiore dei tuoi peccati, per scoprire dentro di te il sentiero che sale e che rende possibile l’ascesa».

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