Ascolta e Medita Ottobre 2019

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Preghiere e Commenti a cura di: Silvia e Paolo Sciotti



Mercoledì 30 ottobre 2019
Rm 8, 26–30; Sal 12
Vangelo secondo Luca (13, 22–30)


Preghiera Iniziale

Guarda, rispondimi, Signore, mio Dio,
conserva la luce ai miei occhi,
perché non mi sorprenda il sonno della morte,
perché il mio nemico non dica: «L'ho vinto!»
e non esultino i miei avversari se io vacillo.
Ma io nella tua fedeltà ho confidato;
esulterà il mio cuore nella tua salvezza,
canterò al Signore, che mi ha beneficato.
(Salmo 13)

Ascolta - Vangelo

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Medita

Il messaggio che viene offerto oggi dall'evangelista Luca va nella seguente direzione: se non si lascia fuori il proprio io, per quanto larga sia la porta, non si riuscirà mai ad entrare nel regno di Dio.
La porta stretta simboleggia il Cristo Signore: l'uomo, autocondannandosi, non riesce ad entrare. La presunzione di non avere bisogno di amore e misericordia cozza contro gli stipiti e le pareti dell'ingresso che è il Cristo. Cosa permette, invece, di entrare? L'umiltà, il bisogno di perdono e di amore vicendevole.
E bisogna ricordare che la sola vicinanza al Signore non è garanzia della sua amicizia se non c'è una vera vicinanza interiore. A cosa serve aver compiute tante opere di bene in nome proprio e della propria personalità? Il proprio io viene alimentato da quel pane che si chiama presunzione e da quell'acqua che si chiama autosufficienza. Ecco perché Gesù dice: pur se avete mangiato e bevuto con me non vi conosco.
Non c'è nessuna vittoria o sconfitta nel rapporto di un Padre verso i propri figli. Dio non caccia fuori nessuno! È l'uomo stesso che si auto-elimina e si condanna a rimanere fuori con le proprie scelte e azioni.
La vita cristiana si fa, dunque, via possibile per entrare nelle braccia del Padre, che accoglie rovesciando i parametri umani: “Gli ultimi saranno primi e i primi saranno ultimi”. Mettere a disposizione i propri talenti e doni per il bene comune è ben diverso dal pretendere che questi divengano un lasciapassare per ogni tipo di ingresso.
La vicinanza a Dio la si riconosce nella prossimità al fratello. Da tale prossimità si acquisisce quello stile che permette all'uomo, a sua volta, di farsi testimone dell'amore del Padre. (Don Giacomo Ruggeri)

Per Riflettere

Ogni giorno Gesù attraversa le nostre città, ci cammina accanto, ci parla e chiede il nostro ascolto: è il nostro vicino rimasto solo, è l'anziano malato che ha bisogno di cure, è il bambino senza la merenda a scuola, è il ragazzo al semaforo che ha fame… E noi… lo riconosciamo?

Preghiera Finale

Nella tua tenerezza, o Dio,
ascolta la nostra preghiera
e da' pace a tutti coloro
che ti confessano la loro miseria:
quando la nostra coscienza ci accusa di peccato,
la tua misericordia,
più grande della nostra coscienza,
ci assicuri il tuo perdono
in Gesù Cristo tuo Figlio,
nostro Signore e Salvatore,
vivente ora e nei secoli dei secoli.
(Comunità monastica di Bose, Preghiera dei giorni)

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